«Le Nazioni Unite restano uno strumento straordinario e insostituibile di pace e di stabilità, che sarebbe irresponsabile indebolire».
Dalla sede dell’ONU a Vienna, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella difende con forza il ruolo dell’organizzazione internazionale in un mondo attraversato da guerre e crisi globali. E lo fa nel giorno dedicato alla prevenzione e alla lotta contro la criminalità organizzata transnazionale, istituita proprio su impulso dell’Italia.
«Non esistono alternative al multilateralismo – ha ammonito – a meno che non si ritenga di imboccare la strada dei conflitti permanenti, con un ritorno a una visione primitiva dei rapporti fra i popoli».
Un passaggio che suona come un messaggio diretto alle tentazioni isolazioniste e alle derive sovraniste che, anche all’interno dell’ONU, cercano di ridimensionarne l’azione.
Mattarella ha collocato il suo intervento all’interno di tre anniversari simbolici che cadono nel 2025: gli 80 anni della fondazione delle Nazioni Unite, i 70 anni dell’ingresso dell’Italia nell’ONU e i 25 anni della Convenzione di Palermo contro la criminalità organizzata.
«La conclusione della Conferenza di San Francisco – ha ricordato – portò speranza a un mondo devastato dalle guerre globali. Da allora l’ONU ha rappresentato la cornice di riferimento per la cooperazione pacifica tra Stati e la promozione dei diritti umani».
Ma il capo dello Stato non ha taciuto le difficoltà che attraversano l’Organizzazione: «In questo lungo percorso non sono mancati ostacoli, errori e lacune, in parte dovuti a carenze strutturali, in parte alla volontà altalenante degli Stati membri di sostenerne pienamente l’azione».
Da qui l’apprezzamento per la riforma UN80 promossa dal segretario generale António Guterres, che per Mattarella «è un passo nella giusta direzione, ma richiede una riflessione più ampia sulla composizione e sui poteri del Consiglio di Sicurezza, ancora fermi al mondo del 1945».
Il presidente ha poi evocato il contesto geopolitico attuale: «La guerra di aggressione russa all’Ucraina, la crisi in Medio Oriente, l’instabilità in Africa con le sue drammatiche emergenze umanitarie richiedono un sostegno attivo all’ONU, non certo il suo smantellamento».
Richiamando il settantesimo anniversario dell’adesione italiana alle Nazioni Unite, Mattarella ha voluto sottolineare la coerenza tra la Carta di San Francisco e la Costituzione repubblicana del 1948, entrambe fondate sui valori della pace e della dignità della persona.
Da Vienna, infine, il presidente ha ricordato l’origine della Convenzione di Palermo e il contributo di Giovanni Falcone, che nel 1992 guidò proprio in questa sede la delegazione italiana alla Commissione ONU per la Prevenzione del Crimine e la Giustizia Penale, poche settimane prima di essere assassinato.
«Falcone aveva intuito l’importanza della cooperazione internazionale come strumento per contrastare la criminalità organizzata – ha detto Mattarella –. La sua visione resta viva: il crimine transnazionale può essere vinto solo con un largo concorso di forze».
E la conclusione è tornata al messaggio iniziale, di respiro universale: «L’ONU può adempiere al suo mandato solo se gli Stati glielo consentono. Sarebbe folle metterla in discussione: significherebbe rinunciare alla speranza di una pace duratura tra i popoli».
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