Davanti a un intervento militare statunitense senza precedenti, con il sequestro del presidente Nicolás Maduro e la violazione palese del diritto internazionale, il governo italiano sceglie la prudenza servile e la subalternità totale. Nessuna parola di condanna, nessuna critica: solo silenzio diplomatico e accomodamento verso Washington.
«Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico. Priorità assoluta la sicurezza della comunità italiana».
Ecco la realtà che la nota nasconde: Palazzo Chigi, pur riportando formalmente la posizione storica dell’Italia, si genuflette davanti a Trump. Di fronte a un sequestro di persona compiuto da una superpotenza, di fronte a una violazione della sovranità di uno Stato estero e del diritto internazionale, Roma non trova il coraggio di dissentire.
La “storica posizione” diventa così carta straccia: al primo confronto con la forza americana, il governo Meloni piega la testa e abdica alla sua responsabilità morale e politica.
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