Populisti, 'ambigui' e guerra: nessuno vuole evitare il prossimo macello di milioni di individui

La pace non ci sarà finché avremo questa classe politica: ignorante, affarista, arrogante, sprezzante verso Costituzioni, leggi, diritto internazionale, idolatra di se stessi

Populisti, 'ambigui' e guerra: nessuno vuole evitare il prossimo macello di milioni di individui
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Rocco D'Ambrosio Modifica articolo

8 Gennaio 2026 - 19.46


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La pace è una cosa seria, è “opera della giustizia” (Is 32, 17), è serenità interiore, pienezza di vita nei rapporti con Dio, con se stessi, con gli altri, con la natura, rispetto degli altri, specie gli ultimi, armonia sociale, assenza di ogni paura e pericolo, riconciliazione e risoluzione dei conflitti, educazione permanente, competenza e strategie benefiche, politiche per la riduzione degli armamenti e così via.

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Questa pace, la sua profondità, ricchezza e poliedricità, ha bisogno di cittadini e di politici all’altezza del proprio ruolo. Ebbene fatte le nobili eccezioni – in questo momento mi viene da pensare a Sergio Mattarella, papa Leone XIV, António Guterres e pochi altri – diversi politici che governano e incidono fortemente sulle dinamiche mondiali non sono capaci né vogliono realizzare la pace, da loro come nel mondo. Oppure si illudono di poterlo fare seguendo chi a parole parla di pace, ma nei fatti prepara o avvalla guerre, genocidi e violenze di ogni tipo. Inoltre, tra i populisti più agguerriti e cattivi, da una parte, e le persone mature perbene, dall’altra, va ricordata anche la categoria degli ambigui.

Questo terzo gruppo si potrebbe definire quello del népronécontro questo politico o l’altro. Sembrano essere favorevoli alla pace, magari perché emotivamente toccati dalle immagini di guerra; tuttavia, si guardano bene dal produrre atti di pace (come ritirare i propri risparmi dalla “banche armate”, riconoscere le influenze fasciste nei nostri contesti, denunciare odio e violenza quotidiani, specie verso stranieri e poveri, chiedere la riduzione degli arsenali bellici). In sintesi, la pace si, ma non scomodatemi troppo nel mio benessere, nel disinteressarmi degli altri (con buone dosi di antipatia e odio), nel non offrire un po’ di impegno nel volontariato, nel farmi i fatti miei, sempre e dovunque. Molto in questo gruppo è avvolto nell’ambiguità e ipocrisia: potrei portare tanti esempi della “ditta” in cui lavoro, cioè la comunità cattolica italiana. In quest’ottica si comprende bene come questo gruppo sembrerebbe essere più pericoloso dei populisti convinti che, apertamente, dicono e fanno le nefandezze in cui credono.

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L’ambiguità politica – insegnava Gerhard Ritter – è “profondamente diabolica” e può degenerare anche in “una mostruosa ossessione della volontà, che giunge fino all’accanimento distruttivo”. Per esempio, diverse delle dinamiche della Comunità Europea sono ostaggio di questa logica ambigua.

Il problema di fondo, allora, è la formazione e la storia dei populisti (e anche di diversi ambigui): la loro vita è orientata a poche cose: successo, consenso, potere, interessi materiali. Li cercano per sé e, molto spesso, per gli intimi accanto a loro, familiari e amici di affari vari. Possono questi politici realizzare pace nel mondo? La risposta sarebbe una sonora risata, se non fosse in ballo il benessere e la vita di milioni di persone. Quindi non ci illudiamo: la pace non ci sarà finché avremo questa classe politica: ignorante, affarista, arrogante, sprezzante verso Costituzioni, leggi, diritto internazionale, idolatra di se stessi, incapace di dialogare, assetata di potere e di guadagni, ambigua, ipocrita. E non solo. E avremo cittadini che o non votano – lasciando a chi vota la facoltà di scegliere, spesso male, da chi essere governato – o votano, addirittura idolatrando i populisti di cui sopra, o perché sono come loro o perché aspirano a diventarlo.

La pace mondiale è un problema di classe politica al governo. Ma l’attuale situazione è il frutto di una lunga e scadente onda culturale che si sta intensificando da decenni. La globalizzazione è in crisi perché abbandonata ai giochi di mercato e mercanti, rifiutando principi etici (in primis giustizia e solidarietà) e regole locali e universali. I nazionalismi e sovranismi, di marca populista, sembrerebbe che vogliano creare zone di influenze, controllo e potere (più o meno come fu nella guerra fredda). Forse tutto questo ci salverà da una ecatombe nucleare, ma non certo porterà pace. I blocchi di Paesi basati su affari, lotte per territori e risorse, personalismi e ostentazioni di potenza non portano alla pace, danno solo un po’ di tranquillità, ma covano il fuoco della guerra sotto la cenere.

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Solo un grande sforzo culturale ed educativo può preparare cittadini e leader di solida maturità umana, provata condotta etica e ampia competenza. Il resto sono solo chiacchiere da bar o talkshow, in genere cosi retoriche e vuote da generare profondo disgusto. In poche parole, domenica scorsa (Angelusdel 4.1.26), papa Leone, parlando del Venezuela, ha indicato quali devono essere le direttrici di questa rinascita culturale ed educativa: amare il popolo, superare la violenza, intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantire la sovranità dei Paese, assicurare lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettare i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorare insieme per un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica. Altrimenti è la guerra!

Ci avevano avvertiti in molti su questi rischi. Per esempio, Herman Hesse nel 1927: “Due terzi dei miei concittadini leggono questa razza di giornali, leggono mattina e sera queste parole, vengono lavorati ogni giorno, esortati, aizzati, resi cattivi e malcontenti, e la fine di tutto ciò sarà di nuovo la guerra, la guerra futura che sarà probabilmente più orrenda di quella passata. Tutto ciò è semplice, limpido, tutti potrebbero capire e arrivare in un’ora di riflessione al medesimo risultato. Ma nessuno vuol riflettere, nessuno vuole evitare la prossima guerra, nessuno vuol risparmiare a sé e ai propri figli il prossimo macello di milioni di individui. Rifletterci un’ora, chiedersi un momento fino a qual punto ognuno è partecipe e colpevole del disordine e della cattiveria del mondo: vedi, nessuno vuol farlo. E così si andrà avanti e la prossima guerra è preparata giorno per giorno con ardore da molte migliaia di uomini”.

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