Per il Partito Democratico (Pd) la vicenda rappresenta un allarme gravissimo per la democrazia e per la separazione dei poteri: la presenza di un software che consentirebbe l’accesso remoto ai computer dei magistrati, se confermata, configurerebbe una violazione della riservatezza delle indagini e delle informazioni sensibili trattate dalla magistratura. In questo contesto, alcuni esponenti del Pd hanno chiesto esplicitamente le dimissioni di Nordio e l’audizione della premier **Giorgia Meloni in Aula per fornire spiegazioni pubbliche.
Anche il Movimento 5 Stelle (M5S) ha definito lo scenario prospettato da Report come uno “scandalo incalcolabile” per la tenuta della democrazia, sollecitando il governo a spiegare immediatamente i fatti e le responsabilità relative all’installazione e alla gestione del software sui dispositivi della magistratura.
Critiche trasversali e allarme democratico
Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha parlato di rivelazioni “gravissime per la qualità della democrazia nel nostro Paese”, interrogandosi sui motivi per cui un sistema con potenziale accesso remoto sia stato installato su macchine così sensibili e su quali garanzie di controllo e tutela dei dati siano previste. Bonelli ha definito la vicenda come potenzialmente indicativa di un governo degli spioni, mettendo in discussione la protezione delle libertà fondamentali.
Le opposizioni hanno inoltre richiamato l’attenzione sulla mancanza di trasparenza e di risposte chiare da parte dell’esecutivo, sottolineando come la tutela dell’indipendenza e della sicurezza dei magistrati sia un pilastro essenziale dello Stato di diritto e non possa essere compromessa da strumenti tecnologici non adeguatamente regolamentati.
Tensioni in Aula e futuro dibattito parlamentare
La questione, nata dall’anticipazione di una puntata televisiva, si è rapidamente trasformata in un confronto serrato in Parlamento, con Nordio che ha respinto le richieste di chiarimenti come ingiustificate e ha invitato le opposizioni a non utilizzare l’argomento in termini tali da configurare accuse penali. Il dibattito rischia di protrarsi nelle prossime settimane, con possibili richieste formali di audizioni e interrogazioni anche alle commissioni competenti.
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