Il comico spesso accusato di omofobia e sessismo ha rinunciato alla co-conduzione di una serata del Festival di Sanremo 2026, prevista per il 26 febbraio, travolto da polemiche e insulti. Ma a stupire è la reazione politica: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha colto l’occasione per trasformare la vicenda in un atto di vittimismo istituzionale, esprimendo pubblica solidarietà all’artista e definendo “inaccettabile” il clima di intimidazione creatosi attorno a lui.
Pucci stesso, nel lungo post su Instagram poi rimosso, ha parlato di un’“onda mediatica negativa” che avrebbe alterato il rapporto di fiducia con il pubblico. “Gli insulti, le minacce e gli epiteti ricevuti in questi giorni sono incomprensibili e inaccettabili”, ha scritto, spiegando di aver scelto di fare un passo indietro perché non sussistono più i presupposti per svolgere serenamente il suo lavoro.
Il comico ha ringraziato Carlo Conti e la Rai per l’opportunità, sottolineando che la sua carriera è sempre stata orientata a portare leggerezza e sorrisi. “Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe più esistere”, ha aggiunto, respingendo le accuse di omofobia e razzismo.
Il risultato è paradossale: un caso personale di un artista sotto pressione diventa terreno per la premier per costruire narrazione e solidarietà politica, facendo apparire la propria leadership come vittima insieme a Pucci. In poche parole, Meloni riesce a fare vittimismo anche in conto terzi, strumentalizzando un comico travolto dalle polemiche per ribadire il suo ruolo e la sua visibilità pubblica.