Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge in materia di immigrazione che introduce misure restrittive mirate a contrastare gli arrivi irregolari via mare, confermando la linea securitaria e il taglio fortemente restrittivo dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Il provvedimento, composto da 18 articoli, recepisce alcune parti del Patto europeo su migrazione e asilo, entrato in vigore a giugno, ma introduce anche norme aggiuntive che limitano diritti e accoglienza, in particolare per i migranti provenienti da Paesi terzi.
Al centro del ddl c’è la reintroduzione del blocco navale temporaneo, definito come interdizione dell’attraversamento del limite delle acque territoriali. La misura può essere disposta con delibera del Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno in presenza di «minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale», comprendendo casi come atti terroristici, pressione migratoria eccezionale, emergenze sanitarie o eventi di alto profilo. La norma, nella pratica, mira a delegittimare gli sbarchi di migranti e a rafforzare un controllo punitivo sulle frontiere.
Il blocco navale ha durata iniziale di trenta giorni, prorogabile fino a sei mesi, e le violazioni da parte delle imbarcazioni sono punite con sanzioni fino a 50.000 euro. I migranti intercettati possono essere trasferiti in Paesi terzi sicuri con cui l’Italia ha accordi, per lo svolgimento delle procedure di asilo, rilanciando un modello già sperimentato in passato e criticato per i suoi effetti restrittivi e discriminatori.
Il ddl interviene anche su altri fronti dell’accoglienza e della protezione internazionale: prevede regole più rigide per i ricongiungimenti familiari, limitazioni nell’uso dei telefoni cellulari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e una riduzione del margine di intervento dei giudici in alcune procedure. È stata stralciata la norma “salva-Almasri”, ma il quadro complessivo resta fortemente orientato a un approccio punitivo e selettivo verso i migranti.
Il testo approvato oggi è ora pubblico e passerà all’esame del Parlamento. L’approvazione conferma una politica di gestione dei flussi migratori centrata sulla deterrenza e sul controllo, in linea con una visione securitaria che privilegia l’esclusione e la sorveglianza, più che l’integrazione e la tutela dei diritti dei migranti.