TeleMeloni, sciopero delle firme sul caso Petrecca: polemiche anche sulle spese lievitate
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TeleMeloni, sciopero delle firme sul caso Petrecca: polemiche anche sulle spese lievitate

Lo “sciopero delle firme” deciso da UsigRai è un atto d’accusa contro quella che sempre più giornalisti definiscono una deriva di “TeleMeloni”

TeleMeloni, sciopero delle firme sul caso Petrecca: polemiche anche sulle spese lievitate
Paolo Petrecca
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13 Febbraio 2026 - 19.20


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In Rai è esplosa una protesta che va ben oltre una telecronaca sbagliata. Lo “sciopero delle firme” deciso da UsigRai è un atto d’accusa contro quella che sempre più giornalisti definiscono una deriva di “TeleMeloni”: un servizio pubblico percepito come piegato agli equilibri politici anziché alla qualità e all’indipendenza dell’informazione.

La miccia è stata la discussa copertura della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, finita al centro di critiche e ironie anche internazionali. Nel mirino c’è il direttore di RaiSport Paolo Petrecca, nominato in quota governativa e già sfiduciato dalla redazione. Ma per molti giornalisti il problema non è solo una performance imbarazzante: è un sistema di nomine e protezioni che sembra impermeabile a ogni responsabilità.

Alle polemiche editoriali si aggiungono quelle sui costi: aumento delle consulenze esterne, spese lievitate per produzioni storiche, promozioni interne discusse. Tutto mentre si chiede ai cittadini di continuare a finanziare il servizio pubblico con il canone. Una contraddizione che mina la credibilità della RAI e rafforza l’idea di un’azienda sempre più politicizzata.

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L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha chiesto chiarimenti, ma senza conseguenze concrete. E così i giornalisti hanno scelto una forma di protesta che colpisce nel simbolo: niente firme, niente personalismi, solo il messaggio che l’autorevolezza dell’informazione non può essere sacrificata alla fedeltà politica.

Il riferimento alla maggioranza guidata da Giorgia Meloni non è casuale: nelle redazioni si parla apertamente di una Rai sempre più allineata al governo, dove il merito passa in secondo piano rispetto all’appartenenza. Lo sciopero, in questo senso, non è solo una vertenza interna ma una battaglia per difendere l’idea stessa di servizio pubblico: indipendente, plurale, responsabile verso i cittadini e non verso il potere di turno.

Noi stiamo dalla parte di chi sciopera. Perché senza autonomia editoriale non esiste informazione libera, e senza informazione libera il servizio pubblico perde la sua ragion d’essere.

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