Sorride soddisfatto, il ministro-imbucato. Vabbè, l’hanno messo in una fila-piccionaia, nessuno degli affaristi, sceicchi, dittatori, immobiliaristi accroccati da Trump nel Board of Peace (sic) se l’è filato. Ma lui è contento di esserci e non lo nasconde.
Per il tycoon vale di più il grande Umberto Tozzi con la sua “Gloria” usata come colonna sonora della prima riunione di quella cosa lì. Ma Antonio Tajani, l’unico ministro degli Esteri di un Paese dell’Unione Europea presente a Washington – se non ci fosse stato nessuno se ne sarebbe accorto, ma vuoi mettere una photo opportunity con il presidente Usa e la sua variegata cricca. Foto che fa il giro del mondo, anche se nessuno saprebbe dire ma chi è quello là che prova a farsi largo…
Non importa. Il buon Tajani è felice come una pasqua. Tanto felice da farsi immortalare con tanto di cappellino rosso (arivabbé, se fosse stato di un altro colore sarebbe meglio, ma non si può volere tutto) targato MAGA (Make America Great Again), la congrega di sovranisti alla Steve Bannon che in Europa fa la corte a nazifasci di ogni risma. Ma il ministro-imbucato fa finta di nulla. Quel cappellino vale un viaggio a Washington. Magari la prossima volta rimedia pure una bandiera a stelle e strisce firmata da The Donald. Un cadeau da esibire con fierezza.
Povera Italia.