Immaginiamo una realtà distopica in cui i fascisti siano ancora, o di nuovo, al governo dell’Italia e un signore di 77 anni venga processato per aver tolto un mazzo di fiori dalla teca in onore di Benito Mussolini posta davanti a Villa Belmonte, sul lago di Como, vicino al luogo dove il duce fu ucciso il 28 aprile 1945.
L’imputato, Cecco Bellosi, in gioventù è stato in carcere per attività sovversive, colluso con Potere Operaio e poi con le Brigate Rosse, e come se non bastasse, ormai da tempo coordina il Gabbiano, una comunità per tossicodipendenti, migranti e minori in difficoltà. Insomma, un recidivo senza speranza.
Il capo d’accusa è danneggiamento aggravato, probabilmente aggravato dall’oggetto del danneggiamento, la sacra immagine del fondatore del fascismo.
Alcuni giornalisti e intellettuali di tanto in tanto si arrischiano a ricordare che l’Italia ha una Costituzione antifascista, ma l’opinione pubblica non sembra ascoltarli granché.
Del resto, la seconda carica dello stato, Ignazio La Russa, custodisce in casa il busto di quello stesso dittatore, una sottosegretaria all’istruzione, Paola Frassinetti, commemora sui social la marcia su Roma, il capogruppo del partito di maggioranza alla Camera, Galeazzo Bignami, si diverte a travestirsi da nazista, l’europarlamentare Carlo Fidanza non disdegna i saluti romani…
Con questa classe dirigente, è oggettivamente difficile credere che l’Italia sia antifascista.
D’altronde, in un paese democratico, a nessuno verrebbe in mente di depositare dei fiori in memoria di un dittatore morto più di 80 anni fa, né meno che mai di perseguire qualcuno per averli tolti.
A questo proposito, molti storici spiegano che l’Italia è il paese in cui fin dall’amnistia del 1946 si decise di dare un colpo di spugna ai vent’anni precedenti, sperando che la repubblica, la democrazia e la costituzione avrebbero debellato il virus fascista più o meno definitivamente. Ma il virus, invece, è rimasto vivo e vegeto, come hanno dimostrato il MSI da un canto e lo stragismo degli anni di piombo dall’altro. Anzi, è riuscito a sopravvivere sotto mentite spoglie perfino alla svolta di Fiuggi del 1995, con cui il MSI cambiò nome, ma non idee, diventando Alleanza Nazionale.
Oggi quello stesso partito è al governo, con un nome ancora diverso e più patriottico, Fratelli d’Italia. In un paese così, tutto sommato, non appare poi così strano che Cecco Bellosi vada a processo per antifascismo.