La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto la strada più facile: non scegliere. E nel farlo, rischia di conquistarsi un posto nel girone degli ignavi. Durante la registrazione del programma Fuori dal coro, condotto da Mario Giordano e in onda su Rete 4, alla domanda se condivida o condanni l’intervento militare di Israele e Stati Uniti contro Iran, la premier ha risposto: «Proprio perché non sono afona, risponderei nessuno dei due».
Una risposta che suona come un esercizio di equilibrismo politico più che come una presa di posizione da parte del capo di un governo di un Paese fondatore dell’Unione Europea e membro del G7. Meloni ha spiegato la sua posizione così: «Perché io non ho oggettivamente gli elementi necessari, come non ce li ha quasi nessuno in Europa, anzi nessuno, per prendere una posizione che sia da questo punto di vista categorica. Tant’è che al netto del premier spagnolo, nessun altro ha condannato l’iniziativa così come nessuno sta partecipando al conflitto».
Parole che lasciano interdetti. Non perché pretendano una verità assoluta — la politica internazionale raramente la offre — ma perché rivelano un atteggiamento di prudenza estrema che finisce per trasformarsi in paralisi morale. Quando un conflitto rischia di incendiare il Medio Oriente e coinvolge direttamente due alleati strategici dell’Occidente, il problema non è avere “tutti gli elementi”. Il problema è avere una linea.
La premier ha poi aggiunto: «Condivido quello che ha detto il ministro Crosetto e penso che noi dobbiamo fare i conti con un quadro nel quale sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale. Io non penso che siano saltate con questo episodio perché esistono moltissimi precedenti ma sicuramente il quadro è di grande caos».
E ancora: «Secondo me la crisi è diventata strutturale, in particolare con l’invasione dell’Ucraina perché chi è che dovrebbe far rispettare il diritto internazionale? In teoria sono le Nazioni Unite, però noi abbiamo l’anomalia di un membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu che quattro anni fa ha invaso un suo vicino per provare ad annetterlo».Un’analisi che contiene elementi condivisibili — il logoramento del diritto internazionale è evidente — ma che viene utilizzata come alibi per evitare una scelta politica chiara.
Dire che le regole sono già saltate non può diventare il motivo per cui si rinuncia a difenderle o a giudicare chi le viola.Il punto, in realtà, è un altro. Nelle parole della premier si percepisce la paura di irritare Donald Trump, protagonista della nuova offensiva militare americana e figura centrale negli equilibri geopolitici attuali. Una cautela che appare più diplomatica che strategica, più timorosa che prudente.
E proprio per questo la risposta di Meloni finisce per risultare non solo evasiva, ma anche patetica e ridicola. Perché la neutralità ostentata non è sempre saggezza: talvolta è semplicemente paura di esporsi. E quando un leader evita di prendere posizione nei momenti cruciali, la storia tende a collocarlo non tra i prudenti, ma tra gli ignavi.
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