La carica di presidente del Senato evidentemente non è troppo impegnativa, visto che Ignazio La Russa ci ha fatto sapere che il prossimo 25 marzo troverà il tempo per incontrare proprio in senato l’ormai celeberrima famiglia nel bosco. Lo scopo di divulgare la notizia con congruo anticipo è naturalmente connesso con il referendum sulla giustizia.
La Russa ci tiene a mostrare disapprovazione nei confronti di quei giudici che hanno disposto l’allontanamento dei figli dai genitori e la sospensione della responsabilità genitoriale. Il senso è che il governo difende la famiglia, che non va bene far soffrire i bambini e (soprattutto) che i giudici sono cattivi.
Sembrerebbe una propaganda fin troppo rozza, eppure potrebbe avere la sua efficacia proprio perché tocca emozioni primitive, titillando le viscere più profonde e irrazionali dell’essere umano. Insomma, il messaggio subliminale è che chiunque voglia punire i giudici inspiegabilmente perfidi che hanno tolto i figli ai genitori deve votare a favore della riforma della giustizia, in nome della sacralità della famiglia.
Alla faccia delle strumentalizzazioni.
A guardar meglio, si potrebbe obiettare che Giorgia Meloni nel 2023, dopo il caso di cronaca dello stupro di gruppo a danno di due minorenni, fu la prima a intestarsi a furor di popolo il “Decreto Caivano”, in cui i genitori che non rispettano gli obblighi scolastici dei figli vengono pesantemente sanzionati e rischiano perfino la galera. E che prima di esprimere un giudizio su un caso di cronaca giudiziaria, a meno che non si sia al bar, sarebbe opportuno leggere le carte.
Peraltro, la propaganda che FdI e Lega da settimane stanno facendo sul caso della famiglia del bosco lascia emergere come, nella visione della società di questa destra – autoritaria e impunitaria sul piano politico, liberista e darwiniana sul piano sociale – lo stato non abbia il compito di tutelare i minori, controllando che i genitori assolvano ad alcuni doveri basilari, e non si assuma affatto la responsabilità di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla vita del Paese”, in barba all’art. 3 della Costituzione.
I figli sono dei genitori, poco importa se non vengono istruiti, curati e tenuti lontani dal disagio sociale: ciascuno fa per sé e chi non ha strumenti economici o culturali per garantire loro una vita dignitosa e uno sviluppo adeguato può tranquillamente rimanere indietro.
Questa idea di società così antidemocratica e anticostituzionale si fonda sulla legge del più forte e non può che portare all’aggravarsi delle disuguaglianze, alla cristallizzazione delle classi dirigenti e alla fine di ogni mobilità sociale.
È esattamente questo il fulcro del darwinismo sociale che si nasconde dietro lo sfruttamento mediatico del caso dei Trevallion.
Al di là del fatto che la separazione delle carriere dei magistrati, lo sdoppiamento del CSM, l’istituzione dell’Alta Corte e tutto ciò che concerne la riforma della giustizia non ha nulla a che fare con le decisioni dei giudici. A meno che La Russa non pensi che, qualora vinca il sì, il governo inizierà anche a comminare sentenze.
Nel qual caso, sarebbe opportuno saperlo.