Trump ha svegliato l’Europa: in Francia e in Italia molti ora pensano che non è l’ora di deleghe in bianco
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Trump ha svegliato l’Europa: in Francia e in Italia molti ora pensano che non è l’ora di deleghe in bianco

Far derivare di qui che l’Europa sia guarita sarebbe davvero eccessivo. Ma mi sembra plausibile dire che l’Europa vorrebbe guarire tornando se stessa, non divenendo altro come suggerito da Trump.

Trump ha svegliato l’Europa: in Francia e in Italia molti ora pensano che non è l’ora di deleghe in bianco
Vittoria del No al referendum
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

24 Marzo 2026 - 11.12


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I tempi fanno quello che devono fare: cambiano. Queste parole, che pronunciò anni fa papa Francesco per spiegare che anche i cristiani devono cambiare, in coerenza con il Vangelo, mi sono tornate in mente dopo l’esito referendario per capire come cambiamo anche noi, nel modo  che si è ritenuto più opportuno per i nuovi tempi sopraggiunti. 

In Francia, nelle stesse ore, i socialisti francesi hanno capito che bisognava rompere con i più estremisti tra i loro alleati, e hanno invertito una tendenza pericolosa innanzitutto per loro, ma  ora  con il consenso popolare  ritenuta pericolosa soprattutto  per la Francia, che pure questa nuova tendenza aveva voluto rafforzare in tempi recenti. Siamo cambiati anche noi, votando no al referendum sulla riforma del CSM più che sulla separazione delle carriere. E cosa unisce questi due cambiamenti? 

I fatti sono diversi, non mi soffermerò sulla Francia ma neanche sullo specifico della questione referendaria, ma sull’impressione che nelle stesse ore siano giunti due voti uniti da un no a Donald Trump e ciò che esprime, cioè il si a un nazionalismo forte. Trump ha indotto a cambiare. 

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A Parigi questo è passato per il sì a un partito e le sue alleanze, accettati per la chiarezza derivante dal  rifiuto di alleati non compatibili, in Italia no. In Italia non ci sono state accettazioni di partiti, a me sembra  sia emerso diffuso, come in Francia,  il timore nei confronti di questi nazionalismi forti vicini a Donald Trump e a ciò esprime. Certe esternazioni referendarie, certe presentazioni del voto, hanno fatto pensare  al senso di una riforma in un modo che ha legittimato timori profondi. Non si è detto di sì ai partiti d’opposizione, si è detto di no a un’ impostazione, visti anche i rapporti cordiali con Trump dell’attuale governo e certe affermazioni  problematiche anche per alcuni che apprezzavano l’idea della riforma. Il nazionalismo forte, muscolare, ora non convince più. 

Questi due voti  segnano allora un ritorno europeo ed europeista dopo anni di crisi dell’idea di Europa in cui l’europeismo materiale era parso tradire gli europei, per affermazioni e scelte tanto liberiste quanto irrispettose dei lavoratori e dei loro problemi. Cosí i nazionalismi europei avevano convinto. La distanza elitaria dai popoli aveva fatto dell’Europa dei popoli, liberal-democratica, un’entità ostile, lontana dai popoli, vicina alle èlites. Ora, grazie a Trump in particolar modo, il tempo è cambiato, e la critica si è andata trasferendo sugli interpreti della contestazione dell’ Europa “elitaria”, ritenendo il nazionalismo forte troppo forte, esso ora appare  ostile ai popoli e troppo vicino a Trump, a ciò che lo caratterizza, il volto nuovo  di questo nazionalismo forte.  Questa mi sembra la lezione del cambio di tempi. 

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Non è un fatto irrilevante che la spinta più importante, stando ai dati che ho letto, sia giunta dai giovani. Credo che, non tutti ma molti, preferiscano l’Erasmus a qualcosa che per licenza poetica potremmo chiamare l’università del nazionalismo, della chiusura.

Trump ha svegliato l’Europa e forse in Francia e in Italia molti hanno ritenuto di dire “non è l’ora di deleghe in bianco”, meglio tornare all’europeismo, sperando che abbia capito la lezione. Perché in molti hanno notato che questa riforma non ha ammesso emendamenti neanche da esponenti della maggioranza, per non dire della minoranza? Alcune dichiarazioni sui metodi mafiosi, sui plotoni d’esecuzione, sono cronaca nota. 

Far derivare di qui che l’Europa sia guarita sarebbe davvero eccessivo. Ma mi sembra plausibile dire che l’Europa vorrebbe guarire tornando se stessa, non divenendo altro come suggerito da Trump. Quindi Trump ha risvegliato il desiderio di Europa negli europei, a discapito dei suoi alleati nazionalisti , quelli su cui si era puntato per l’auroreferenzialità elitaria dell’Europa. 

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La scossa trumpiana si è fatta fortissima negli ultimi mesi e ha causato rigetto, allarme, creato apprensioni, risposte che non comportano deleghe in bianco, ma un desiderio: vogliamo cambiare, ma fedeli alla nostra storia, a ciò che se cessassimo di essere ci stravolgerebbe, rendendoci simili a ciò che non vogliamo. Da ciò deriva quanto meno che le regole andrebbero scritte insieme? E’ il metodo migliore, perché anche gli europei, nei tempi che cambiano, cambiano, ma riscoprendo a cosa vorrebbero restare fedeli.  

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