In questi giorni si parla molto di difesa della Costituzione e di primarie. Ma le primarie sono proprio indispensabili? Sappiamo che, su spinta di Berlusconi innanzitutto, l’Italia ha imboccato una strada bipolare, cercando di rafforzare la figura della guida del governo, oggi chiamato quasi sempre Premier, non Presidente del Consiglio. Non si è arrivati a sottrarre “de iure” la scelta del Presidente del Consiglio al Capo dello Stato, ma de facto sì. I due candidati premier li scelgono le coalizioni. Perché è accaduto questo? La velocizzazione del mondo, dei suoi processi decisionali, ha imposto il cambiamento: i vecchi riti della politica, i suoi tempi lunghi, erano un lusso che non ci si poteva più permettere.
Ogni il sistema ha le sue difficoltà, non c’è quello buono per tutti ovunque. Per esempio: non è certo colpa del sistema bipolare se i partiti hanno varato leggi elettorali che di fatto sottraggono ai cittadini la scelta dei parlamentari, eletti con il meccanismo delle liste bloccate. Ma le preferenze sono state a lungo criminalizzate, dicendo che portavano corruzione, voto di scambio. Così oggi il centro-sinistra sente di dover scegliere il suo candidato. Forse è partecipazione, ma potrebbe essere anche leaderismo. IL centro-sinistra proporrà l’elezione diretta del Premier? Chi la sostiene già le fa?
A guardar bene il centro-destra non le fa. Prima il candidato era Berlusconi per definizione, mentre nelle ultime elezioni di fatto si è convenuto che il partito che prendeva più voti avrebbe mandato il suo leader a Palazzo Chigi. Il modello è funzionale: in questo modo si ottiene che tutti siano motivati al massimo nella corsa elettorale. Con il leader designato in anticipo si demotiva chi non è d’accordo. Sistema molto partitico, ma molto pratico.
Di fatto però entrambi “i poli” si sentono intestatari del diritto-dovere di scegliere il loro candidato, non più Presidente del Consiglio, ma Premier, esautorando il Colle di un potere decisivo e rafforzando questo Premier, non piacendo più il titolo di “Presidente del Consiglio”, percepito come depotenziante. E’ la fine dell’articolo 92 della Costituzione lì dove si dice che “il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su sua proposta, i ministri…”. Scegliere il candidato del centro-sinistra con le primarie fa del prescelto il leader che il Presidente della Repubblica dovrà poi ratificare, nel caso, come il vincente della contesa elettorale.
Varrà la pena di ricordarsi come funzionava il vecchio sistema. In linea di massima nel vecchio sistema il Presidente del Consiglio rispondeva a un sistema di negoziazione politica. I partiti erano partiti, e poi in base al risultato elettorale il Presidente della Repubblica sceglieva il Presidente del Consiglio che più gli appariva congeniale al tipo di Parlamento che era emerso dal voto: uno che poteva avvicinare il suo partito ad un altro che il voto aveva reso suo plausibile partner di maggioranza. Era un sistema “parlamentare”, cioè un sistema oggettivamente lento, ma nel quale si parlava, cioè si negoziava. Oggi non si parla più, un po’ per colpa del bipolarismo, ma c’è anche altro, soprattutto direi una cultura che ha fatto del negoziare un sinonimo di inciucio. La centralità del Colle era la centralità del Parlamento, delle consultazioni, oggi divenute un pro-forma. Quante volte ci si lamentava dicendo che altri erano in grado avere il loro Primo Ministro il giorno dopo il voto, noi avevamo bisogno di mesi? Tantissime. Il sistema andò sotto stress. E’ vero, ma il nuovo no sta benissimo: il Parlamento è sparito, non solo per il crescente ricorso alla decretazione d’urgenza. La negoziazione è considerata un male.
Questo bipolarismo ha delle criticità, nella coalizione maggioritaria, con i suoi contrasti interni, e in quella di opposizione, che di fatto ancora si cerca di formare.
E’ chiaro che questo discorso è condizionato dalla legge elettorale, ma è il far proprio il leaderismo che non convince. La coalizione di centro-sinistra è per un rapporto diretto leader-popolo?
Il voto referendario a mio avviso ha posto invece la domanda di allargare l’offerta politica, di consentire l’emergere della società civile che non si sente rappresentata da questa politica. E’ un bene, che la politica dovrebbe favorire.
A mio avviso l’Italia ha dimostrato in questi anni di non essere un Paese bipolare, è nella nostra cartina geografica l’essere il Paese dei mille campanili. Oggi alcuni sistemi bipolari si dimostrano efficienti, vivi, il nostro sembra penalizzare la qualità della nostra democrazia, anche perché anche da noi come ovunque all’urgenza di velocizzare i processi decisionali oggi si affianca l’esigenza di contrastare i pensieri tranchant. No serve rivitalizzare la democrazia, fare attenzione? La sola riforma che tutti hanno accettato, la riduzione del parlamentari, avrà pure fatto risparmiare qualche soldo, sveltito, ma ha tolto rappresentanza a diversi territori. Le primarie, spesso considerate una grande forma di partecipazione, forse lo sono ancora, ma dimostrano pian piano anche criticità: i partiti, sempre meno radicati nei territori, sono però dei partiti asso pigliatutto, il che diviene un problema per i partiti stessi, per la loro non auto-referenzialità, favorendo così la discesa verso il leaderismo.
