Meloni, Fdi e il clan Senese: il garantismo è d'obbligo ma la questione etica dovrebbe impensierire i suoi elettori
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Meloni, Fdi e il clan Senese: il garantismo è d'obbligo ma la questione etica dovrebbe impensierire i suoi elettori

Meloni giustifica la fotografia come fosse uno dei molti selfie che i personaggi pubblici concedono ai loro ammiratori mentre camminano per strada o presenziano a eventi: vai a sapere se il fan di turno è una persona perbene oppure no. 

Meloni, Fdi e il clan Senese: il garantismo è d'obbligo ma la questione etica dovrebbe impensierire i suoi elettori
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Giovanna Musilli Modifica articolo

8 Aprile 2026 - 20.23


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È stata durissima la reazione della presidente del consiglio Giorgia Meloni alla pubblicazione di un suo selfie del 2019 con Gioachino Amico, un pentito della criminalità organizzata ex emissario del clan senese. Responsabile di tale affronto è la solita redazione di Report, che la premier in un lungo post sui social accusa di far parte di una “redazione unica” politicamente impegnata contro il suo governo, insieme a Fanpage, Il Fatto Quotidiano e La Repubblica

Meloni giustifica la fotografia come fosse uno dei molti selfie che i personaggi pubblici concedono ai loro ammiratori mentre camminano per strada o presenziano a eventi: vai a sapere se il fan di turno è una persona perbene oppure no. 

A scavare un po’ di più, però, si scopre che il personaggio in questione non è affatto un anonimo elettore di Fratelli d’Italia onorato da un selfie con la segretaria del partito. Amico, infatti, oltre a essere stato colluso con i Senese, è anche uno che fra il 2019 e il 2021 si muoveva con gran disinvoltura all’interno di Fratelli d’Italia. All’inizio del 2019, infatti, lo troviamo insieme a Carlo Fidanza, amico personale di Meloni nonché capodelegazione di FdI a Bruxelles – che peraltro nel 2023 ha patteggiato una pena poi sospesa di un anno e quattro mesi per corruzione – al congresso fondativo di Grande Nord, un partito nato dalle costole della Lega in polemica con la torsione nazionale impressa al partito da Matteo Salvini. I due erano così amici che Fidanza lo ha perfino ringraziato pubblicamente dal palco. 

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In aggiunta, Amico ha ottenuto la tessera di FdI grazie all’amicizia con Alice Murgia, assistente parlamentare della sottosegretaria all’istruzione Paola Frassinetti, già nota per aver celebrato l’anniversario della marcia su Roma e commemorato i caduti della Repubblica sociale italiana. Tale Murgia è figlia di Ines Pedretti, compagna di Rainaldo Graziani, a sua volta figlio di quel Clemente Graziani cofondatore di Ordine Nuovo insieme a Pino Rauti.

Pedretti, proprietaria della Corte dei Brut, una cascina nel varesotto, è assurta agli onori delle cronache grazie a un’inchiesta di Andrea Palladino intitolata Lago Nero e trasmessa su La7 nel 2024, in cui si documentava come la cascina fosse una sorta di circolo culturale di ispirazione nazifascista, centro di aggregazione di gruppi esoterici di estrema destra e punto di riferimento anche per l’ultranazionalismo russo, tanto da ospitare più volte l’ideologo putiniano Alexander Dugin. 

Senza tener conto che il clan Senese è quello che ha recentemente messo nei guai l’ormai ex sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro, anche lui amico personale e avvocato di Giorgia Meloni, improvvidamente entrato in società con un prestanome della famiglia. 

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Inoltre, sempre i Senese a suo tempo erano stati in affari con il narcotrafficante e padre della presidente del consiglio Franco Meloni, con cui per la verità Giorgia e Arianna non avevano più rapporti da quando erano bambine. Tuttavia, il suo ex socio, Raffaele Matano è stato a lungo socio e fidanzato di Anna Paratore, madre delle sorelle Meloni, per poi sposare Barbara Meloni, figlia di primo letto di Franco, con la quale è stato coinvolto in un processo per bancarotta fraudolenta. 

Insomma, sebbene il garantismo a fondamento dello stato di diritto induca alla cautela quanto all’ipotesi di un coinvolgimento di Meloni e dei suoi in vicende penalmente rilevanti, di materiale per un’inchiesta quantomeno giornalistica ce n’è in abbondanza. Difatti, nessuna testata della “redazione unica” ha mosso accuse personali contro Meloni o qualcuno dei personaggi di FdI dalle frequentazioni ambigue, dal momento che finora non sono emersi indizi di reato a carico di nessuno di loro. 

Rimane però un’enorme questione politica e probabilmente anche etica che dovrebbe a dir poco impensierire tutti quegli elettori di Fratelli d’Italia che hanno dato fiducia a chi come Meloni sostiene di aver iniziato a fare politica mossa dalla passione legalitaria suscitata dall’assassinio di Paolo Borsellino.

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