Bonus rimpatri ai legali, esplode la rivolta: opposizioni, toghe e avvocati contro il governo Meloni
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Bonus rimpatri ai legali, esplode la rivolta: opposizioni, toghe e avvocati contro il governo Meloni

L’emendamento sui rimpatri volontari dei migranti è stato depositato il 18 marzo al Senato, durante l’esame del decreto sicurezza in commissione Affari costituzionali,

Bonus rimpatri ai legali, esplode la rivolta: opposizioni, toghe e avvocati contro il governo Meloni
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19 Aprile 2026 - 22.11


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L’emendamento sui rimpatri volontari dei migranti è stato depositato il 18 marzo al Senato, durante l’esame del decreto sicurezza in commissione Affari costituzionali, primo passaggio parlamentare del provvedimento. Porta la firma del senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei ed è stato sostenuto dall’intera maggioranza di centrodestra, presentato sia in commissione sia successivamente in aula come proposta condivisa.

Attorno alla norma si è aperto immediatamente uno scontro politico e istituzionale. Le opposizioni di centrosinistra hanno contestato duramente il testo, ma le critiche sono arrivate anche dal mondo giuridico: contrari avvocati, magistrati e lo stesso Consiglio nazionale forense, che ha preso le distanze dall’iniziativa.

Cosa contiene la proposta

Il testo stabilisce che il ministero dell’Interno, nella gestione dei rimpatri volontari assistiti, possa avvalersi non soltanto delle organizzazioni internazionali già coinvolte in queste procedure, ma anche del Consiglio nazionale forense, richiamato esplicitamente nella norma.

Allo stesso organismo verrebbe inoltre affidata la gestione dei compensi destinati agli avvocati coinvolti nelle pratiche. L’incentivo previsto è di 615 euro per ciascun caso concluso positivamente, vale a dire quando il migrante rientra effettivamente nel Paese di origine.

Sul piano finanziario, l’emendamento quantifica una spesa di 246 mila euro per il 2026 — poiché l’entrata in vigore sarebbe fissata al primo luglio di quest’anno — e di 492 mila euro sia per il 2027 sia per il 2028, utilizzando le risorse previste dalla legge di stabilità del 2015.

Nella relazione illustrativa vengono citati i dati del Viminale: tra il 2023 e il 2025 circa 2.500 cittadini stranieri hanno aderito ai programmi di rimpatrio volontario assistito, con una media di 800 persone l’anno. Secondo gli estensori, “Ai fini del computo degli ulteriori costi derivanti dalla novella in questione – si legge nella relazione – si può quindi razionalmente prevedere, nell’attuazione della misura incentivante de qua, un raddoppio, su base annua, dei rimpatri” volontari.

Le reazioni politiche

Le contestazioni non si sono fermate. La deputata del Partito democratico Michela Di Biase ha definito la misura il “bonus remigrazione”, parlando di “un incentivo agli avvocati per favorire il rimpatrio dei migranti. Una scelta che racconta più di tante parole le priorità sbagliate di questo esecutivo. Parliamo di una misura che rischia di alterare il corretto equilibrio del sistema di tutela dei diritti, mettendo in discussione anche il ruolo e l’autonomia della difesa, che deve restare orientata esclusivamente all’interesse del cliente e non a meccanismi incentivanti. È per questo – sottolinea la deputata dem – che nella discussione alla Camera chiederemo la cancellazione di questa norma, come ha già fatto anche il Consiglio nazionale forense. È evidente – conclude Di Biase – che questo governo ha perso di vista le vere emergenze del Paese, preferendo alimentare una narrazione ideologica piuttosto che dare risposte reali ai cittadini”.

Anche Alleanza Verdi e Sinistra annuncia battaglia. Il capogruppo in commissione Affari costituzionali della Camera, Filiberto Zaratti, ha dichiarato che “sarà una battaglia durissima nelle commissioni e in aula, non ci arrenderemo a questo modo strafottente della destra di dettare le loro regole del gioco”.

Critico pure Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, che sui social ha scritto: “Il ‘premio rimpatri’ previsto nel decreto Sicurezza rappresenta l’ennesima prova di un governo più confuso che persuaso. Nel tentativo di rafforzare le politiche sui rimpatri, la norma finisce per produrre l’effetto opposto: sollevare dubbi di costituzionalità e mettere contro l’intero mondo della giustizia. Il governo farebbe bene a fermarsi e correggere immediatamente questo errore. La sicurezza non si costruisce con norme contraddittorie e slogan, ma con serietà, coerenza e rispetto delle regole”.

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