Che il governo di Giorgia Meloni non ami la Costituzione, lo stato di diritto e la solidarietà sociale è ormai chiaro da quattro anni. L’emendamento appena presentato dalla maggioranza al decreto sicurezza appena approvato in senato – in base al quale gli avvocati che convinceranno i loro assistiti migranti a tornare da dove sono venuti riceveranno dallo stato un compenso di seicentoquindici euro – non è solo l’ennesimo attacco allo stato di diritto, ma è un vero e proprio scempio giuridico. Non a caso tanto l’ANM quanto il Consiglio Nazionale forense hanno espresso dissenso e preoccupazione.
Innanzitutto, se anche la Camera approvasse l’emendamento così com’è, i migranti vedrebbero lesi due diritti civili costituzionalmente garantiti: quello alla difesa (art. 24), e quello di asilo (art. 10). In seconda istanza, viene messa a rischio la deontologia professionale dell’avvocatura, tramite una sorta di “corruzione legale”, in virtù di cui gli avvocati dovrebbero violare i loro doveri professionali contribuendo all’indirizzo politico del governo in cambio di denaro.
In aggiunta, questo provvedimento tradisce un’idea della migrazione che a questo punto non può che essere definita razzista. Evidentemente secondo la maggioranza di governo i migranti, in quanto extracomunitari, non godono degli stessi diritti dei cittadini europei, in barba al dettato costituzionale. Il messaggio che norme come questa mandano all’opinione pubblica è che ci sono esseri umani titolari di diritti – generalmente con la pelle bianca – e esseri umani i cui diritti possono essere violati perfino dallo stato.
Che concezione lor signori abbiano della società è ormai lampante: vorrebbero una comunità bianca, superficialmente cattolica, nazionalista, intollerante e obbediente, in cui siano banditi valori come la solidarietà, la giustizia sociale, l’eguaglianza e l’integrazione. Sognano un paese in cui prevalgano l’egoismo sociale, l’individualismo più sfrenato, il razzismo, la moralità di facciata e l’immoralità sostanziale. Un paese in cui chiunque sia pronto a vendere i diritti del prossimo e anche la propria dignità professionale per seicento euro.
Senza contare che questi indegni rappresentanti delle istituzioni non hanno ancora compreso che fino a prova contraria l’Italia è una repubblica di stampo liberal-democratico, in cui non può verificarsi l’eventualità che un ordine professionale sia cooptato a collaborare con il governo e indotto a perseguire obiettivi politici come i rimpatri dei migranti.
In quanto custode della Costituzione, il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha opportunamente sollevato obiezioni contro questo emendamento con ogni evidenza tacciato di profili di incostituzionalità, perciò, c’è da sperare che la maggioranza torni sui suoi passi. Il che fa riflettere una volta in più sull’importanza delle istituzioni di controllo come la presidenza della repubblica, e su quanto la democrazia non debba mai essere data per scontata. Se fosse già in vigore quel premierato che per la destra è “la madre di tutte le riforme”, non si sarebbe frapposto nessun ostacolo all’approvazione di una norma tanto iniqua.
L’auspicio è che l’opinione pubblica italiana non si lasci irretire dalla propaganda anti-migranti tipica di tutte le estreme destre mondiali, volta a mascherare l’incapacità di dare risposte efficaci sul piano economico-sociale additando un nemico comune quale capro espiatorio di tutti i mali, nonché a favorire la torsione autoritaria degli assetti democratici.
Tutte le destre, da Trump a Meloni, hanno un solo acerrimo nemico: lo stato di diritto.
Spetta a noi cittadini difenderlo.
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