Il deputato Rossano Sasso, ex leghista ora virile rappresentante di Futuro Nazionale, il neonato partito del generale Vannacci, non sembra conoscere la Costituzione, né lo stato di diritto. Ha recentemente affermato, infatti, che bisognerebbe ritirare la cittadinanza italiana al responsabile degli investimenti di Modena Salim El Koudri.
Un altro raffinato intellettuale prestato alla politica qual è Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, è addirittura convinto che El Koudri debba essere processato in Marocco, paese di origine dei suoi genitori. Neanche a dirlo, il ministro Salvini sono giorni che rincara la dose straparlando di cittadinanza da meritare, di italianità doc e altre intemerate del genere.
Insomma, Fratelli d’Italia, Lega e Futuro Nazionale fanno a gara a quale partito sia più razzista, più ignorante e più vicino alle viscere primordiali di un certo elettorato.
Ora, al di là del merito della tragedia di Modena, il cui responsabile è stato indicato perfino dal ministro degli interni Matteo Piantedosi come persona già nota per i gravi disagi psichici, sarebbe opportuno ricordare che la cittadinanza è un concetto giuridico, non di sangue, né di pelle. Proporre di ritirarla agli immigrati di seconda generazione se commettono crimini, o invocare un incomprensibile rimpatrio nel paese d’origine dei genitori, sono affermazioni gravissime. L’articolo 3 della Costituzione e il 604 bis del codice penale, infatti, vietano la discriminazione su basi razziali.
El Koudri è un cittadino italiano, nato e cresciuto in Italia, e provvisto della cittadinanza: deve essere processato ed eventualmente condannato in un tribunale italiano esattamente come qualsiasi altro cittadino.
Con buona pace di Salvini e di Vannacci, la cittadinanza non è “un regalo” – d’altronde non si consegue per merito – ma un diritto che si ottiene a determinate condizioni prescritte dalla legge e valide per tutti allo stesso modo. Peraltro, una stortura a riguardo è già stata introdotta appunto dalla Lega nel primo decreto sicurezza del governo gialloverde nel 2018, e cioè la revoca della cittadinanza in caso di condanna definitiva per atti di terrorismo o eversione, applicabile solo nel caso di cittadini naturalizzati. La cittadinanza acquisita per nascita, invece, non può mai essere revocata.
Perciò, sebbene circoscritto, il principio dello ius sanguinis è già presente nel nostro ordinamento. Proposte come queste si fondano sull’assunto che i cittadini non sono uguali di fronte alla legge, e che le leggi si applicano diversamente a seconda della pelle e del sangue, come se la nazione non fosse anch’essa una nozione giuridica, ma corrispondesse a una comunità di stirpe.
Il professor Tomaso Montanari ricorda spesso che questa concezione apparteneva all’antica Sparta, dove c’erano i cittadini a pieno titolo, gli Spartiati, i cittadini liberi ma senza diritti politici, i Perieci e i cittadini privi di diritti, gli Iloti, e che senza andare troppo lontano nel tempo è il fondamento di tutte le ideologie razziste. Compresi nazismo e fascismo.
Pensare a uno stato come coincidente con un popolo, cioè una comunità che condivide una matrice biologica, oltre che un mondo spirituale fatto di tradizioni, lingua e religione, è la premessa della discriminazione nei confronti di chi ne è estraneo.
Non c’entrano nulla la sicurezza, la legalità o la protezione sociale: la distinzione è fra chi rispetta la legge e chi la viola, non fra chi è italiano di sangue e chi no.
Non è col razzismo che si migliorerà la sicurezza, ma con l’integrazione e con un sistema penale efficiente. Nel caso specifico, se l’Italia avesse avuto un welfare funzionante, una persona come El Koudri sarebbe stata attenzionata dal sistema sanitario nazionale come persona a rischio, e sarebbero stati presi provvedimenti precauzionali.
In generale, comunque, la pelle, il sangue, la nazionalità dei genitori non sono fattori criminogeni, semmai – ma non in questo caso – lo sono la povertà e l’emarginazione sociale.
E comunque, le razze non esistono.
