Quando i servi non servono più: la morale del duetto Trump-Meloni

Oggi fare la voce grossa non serve a niente. E’ il ruggito del coniglio. Parole in libertà, prive di conseguenze fattuali anche quelle poche volte che le parole avevano un senso

Quando i servi non servono più: la morale del duetto Trump-Meloni
Trump e Giorgia Meloni
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

20 Giugno 2026 - 12.36


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Morale della favola: se il servo non serve più, il padrone, soprattutto se persona maleducata e strafottente, ti liquida con un metaforico calcio nel di dietro. È quello che ha fatto Donald Trump con Giorgia Meloni. Mai nella storia della Repubblica dal secondo dopoguerra a oggi, si era scesi ai livelli da suburra toccati dal tycoon che attacca verbalmente e volgarmente la presidente del Consiglio, la quale replica seduta stante, o quasi, con un video nel quale smentisce di aver pietito una foto con il presidente Usa, manco fosse un divo del cinema o una rock star, e poi si inerpica, seria, sulla vetta del ridicolo: Io, noi, l’Italia non ci lasciamo intimidire!!!!

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La stampa mainstream accorre in suo aiuto, con titoli e articolesse puntuti; la stessa stampa, gli stessi commentatori, che in passato avevano magnificato il ruolo di Giorgia Meloni come “pontiera”, facilitatrice del rapporto logorato tra l’America di Trump e l’Europa.

Alla faccia della facilitatrice. Stiamo parlando dell’unica premier in Europa che aveva ricoperto di elogi The Donald dichiarando, senza arrossire, che avrebbe meritato il Premio Nobel per la Pace. Ora c’è chi vorrebbe narrarla come una sorta di Giovanna D’Arco de noantri, che spada in pugno combatte contro il dragone della Casa Bianca. Dragone fa rima con coglione, termine gentile con cui Il Tempo di Capezzone (altra rima baciata) apostrofa nel titolo di prima pagina il presidente Usa: quel coglione che in passato, neanche troppo lontano, la stampa di destra, e non solo, aveva osannato per aver dato vita, è solo un esempio, a quella vergogna mondiale denominata Board of peace. 

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A proposito del Board. Qui entra in scena un’altra macchietta governativa che Globalist ha onorato, si fa per dire, di diversi ritratti e commenti: il ministro degli Esteri, si fa per dire, Antonio Tajani. 

Costui oggi si mostra indignato verso la scostumata uscita di Trump, al punto di fa saltare la conferenza o come diavolo si voglia chiamare, di Miami che avrebbe dovuto esaltare le ottime relazioni economiche e commerciali tra Italia e Stati Uniti, con tanto di corte imprenditoriale al seguito.

Ora, stiamo parlando della stessa persona, Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, che fece di tutto per essere invitato alla cerimonia d’iniziazione del Borad of Peace per Gaza, facendosi immortalare, sorridente, con il berretto rosso di MAGA. 

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E qui torniamo alla morale iniziale. Questo governo, i suoi massimi esponenti, hanno mostrato una genuflessione, lasciamo perdere le ginocchiere, totale nei confronti dell’amministrazione Trump. TOTALE. E quando hanno provato, poco, molto poco, a discostarsi dai desiderata del padrone, hanno ricevuto il calcio di cui sopra. Risultato: l’Italia e chi la governa sono schifati da Trump e, per esserne stati i servi più fedeli per tre anni, Meloni e company sono riusciti ad irretire anche i partner europei più importanti, a cominciare da Francia e Germania.

Oggi fare la voce grossa non serve a niente. E’ il ruggito del coniglio. Parole in libertà, prive di conseguenze fattuali anche quelle poche volte che le parole avevano un senso. Come per la richiesta di sanzionare il ministro fascista del governo fascista israeliano, Itamar Ben-Gvir. Tajani si è “battuto”, un ossimoro se la parola è accostata a Tajani, perché l’Europa sanzionasse quel losco figuro. L’Europa l’ha fatto? Macché. Nel frattempo, l’Italia ha operato in ambito europeo perché non venisse sospeso l’accordo commerciale con Israele, nonostante il genocidio di Gaza, l’apartheid in Cisgiordania, la guerra in Libano…

L’Italia di Meloni e Tajani, per carità di patria non ci mettiamo pure Salvini, nel mondo non conta niente. Ad Est come ad Oest. In Oriente come in Occidente. Sul fronte ucraino come su quello mediorientale e mediterraneo. NIENTE. 

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Ma questo la stampa mainstream non lo scriverà mai. 

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