Sull'Ucraina le posizioni di Schlein e Conte non sono agli antipodi: chi spinge per la rottura fa un favore a Meloni

Fare politica significa anche operare una sintesi tra posizioni diverse. Di questo avviso non pare essere una parte del Pd

Sull'Ucraina le posizioni di Schlein e Conte non sono agli antipodi: chi spinge per la rottura fa un favore a Meloni
Elly Schlein
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

14 Settembre 2026 - 15.00


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Smesso per un attimo, ma proprio un attimo eh, il suo essere megafono dei negazionisti israeliani del genocidio a Gaza (ma anche in quell’attimo sfuggente c’è spazio per criticare il premio speciale  della giuria del Festival del cinema di Venezia al bellissimo docufilm NAZA), Il Foglio di Claudio Cerasa si dedica all’altra grande missione  che lo connota: sparare, mediaticamente , contro   s’intende, ad alzo zero contro quelli del “campo Lavrov”, in primis Giuseppe Conte, seguito a ruota dai “pacifinti” amici di Putin (e di Hamas). 

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Il Foglio è animato da una granitica convinzione: la guerra si vince con la guerra, come ripete in ogni dove la teutonica presidente della Commissione europea Ursula von del Leyen.  Insomma, bisogna spezzare le reni alla Russia. E per farlo occorre riarmare a più non posso il Paese aggredito: l’Ucraina. Chiunque la pensi diversamente è complice dell’Hitler del Cremlino.

Conte è tra questi. In questa visione la diplomazia si riduce al riarmo. Il compromesso ad un ritorno allo status quo ante inizio dell’invasione russa. Più ucraini degli ucraini,  gli ultras pro Ki, non perdono occasione per contrapporre il disarmista Conte alla “tardoriarmista “ Schlein.  

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Concludendo la Festa nazionale de l’Unità  a Reggio Emilia, sul tema, la segretaria del Pd ha testualmente affermato: “Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti. E ancora: “Abbiamo chiesto all’Europa di fare uno sforzo diplomatico e politico, di prendere un’iniziativa, di scegliere un negoziatore europeo. Io penso che l’Ue debba avere una politica estera univoca, forte, che rappresenti tutti i 27, altrimenti rischiamo di non poter accompagnare l l’unica pace giusta che non è la resa alle ragioni dell’aggressore”.

Considerazioni ragionevoli, realistiche, che vengono usate dai giornalisti e parlamentari con l’elmetto di casa nostra, per sostenere che questa posizione è del tutto inconciliabile con quella ribadita, quasi nelle stesse ore, dal leader del Movimento 5Stelle alla Festa de Il Fatto Quotidiano  a La Versiliana a Marina di Pietrasanta.

Ora, se si cercasse di ragionare senza imbracciare, metaforicamente, il kalashnikov, l’evocazione di una politica essere univoca, forte, della Ue da parte della segretaria Dem, dovrebbe portare a considerare quale punto di compromesso negoziabile sia possibile se non per arrivare a un accordo di pace, quantomeno per giungere ad un cessate il fuoco di lunga durata che permetta all’esausto popolo ucraino di rifiatare e avviare la ricostruzione del Paese. Un compromesso che tenga conto della realtà sul campo, che non rappresenti una resa per l’Ucraina ma che contempli una rimodulazione territoriale senza la quale c’è solo la guerra perpetua. Insomma, fare politica.

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E fare politica significa anche operare una sintesi tra posizioni diverse. Di questo avviso non pare essere Lia Quartapelle, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei deputati, che così si è espressa: “L’insistenza con cui Conte ribadisce la sue posizioni farneticanti sull’Ucraina, quando sa benissimo che Pd, Iv e Più Europa votano per continuare a sostenere il paese invaso, fa pensare che non voglia l’unità della coalizione”, afferma Quartapelle, concludendo con parole durissime verso il leader del M5s: “Non è un alleato ma un sabotatore”. 

E i sabotatori, si sa, si combattono. In Ucraina come a Roma. Elly Schlein deve farsene una ragione. Vade retro Conte, e pure Fratoianni e Bonelli. Giorgia Meloni ringrazia sentitamente. 

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