Naza, l'incubo del Foglio

Nel giorno di uscita in 500 sale cinematografiche italiane di Naza, alle lettrici e ai lettori di Globalist facciamo dono (sigh) di una intemerata di Giulio Meotti

Naza, l'incubo del Foglio
Yuval Abraham e Rachel Szor
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

28 Settembre 2026 - 13.08


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Nel giorno di uscita in 500 sale cinematografiche italiane di Naza, alle lettrici e ai lettori di Globalist facciamo dono (sigh) di una intemerata di Giulio Meotti su Il Foglio, giornaletto che fa a gare con la microfanzine denominata Il Riformista a chi è più pro-Isra. Direte voi: ma insieme i due fogli, quello di Cerasa e quella di Velardi, quanto a lettori non riempirebbero una media sala condominiale. Tuttavia, dar conto dei loro scritti è cosa utile perché le prime pagine sparate con l’esaltazione del vergognoso intervento negazionista (del genocidio di Gaza e altro ancora) di Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite (“Lezione di civiltà” titolava in prima pagina Il Riformista incurante del ridicolo) o l’esaltazione dei coloni pogromisti, i nuovi pionieri di Eretz Israel, trincea avanzata della difesa dello Stato ebraico dai suoi innumerevoli nemici arabi, un mantra per il foglietto di Cerasa, assieme alla difesa a spada tratta dell’esercito più morale al mondo (guai a virgolettarlo, fareste imbufalire Giuliano Ferrara), ecco, darne conto serve perché certe posizioni sono espressione di un establishment potente, pervasivo, che fa e disfa carriere giornalistiche, e anche politiche; un establishment molto più complesso e articolato di quanto viene racchiuso nella semplicistica dizione di “lobby ebraica”. 

Ci sarà occasione per tornarci su. Oggi merita una segnalazione lo scritto di Giulio Meotti, l’entusiasta paladino dei coloni di Israele, che su Il Foglio weekend, verga una intemerata al vetriolo il cui titolo è già un programma: “Anatomia della perfetta operazione ‘Naza’. La zona di interesse di Israele”.

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 Per carità di fegato, proviamo a sintetizzare il Meotti-pensiero sull’argomento. Naza è una operazione a tavolino congegnata da una sorta di Spectre mondiale, dentro la quale si annidano il Qatar, finanziatore di film, documentari e che altro velenosamente antisraeliani, e poi c’è quell’antisemita di George Soros, vabbè è un ebreo ma per i Meotti anche gli ebrei che non piacciono a lui sono antisemiti, e poi mezza Europa, a cominciare  da Jonathan Glazer, il tedescaccio regista del pluripremiato “La Zona di Interesse”, colpevole agli occhi del censore fogliesco di aver ricordato – nel ricevere il premio Oscar 2024 per il miglior film straniero in concorso – le “vittime della deumanizzazione” sia in Israele che a Gaza: “Come possiamo resistere?”, ha detto dopo aver ricevuto il premio.    “Siamo qui come uomini che rifiutano che la loro ebraicità e l’Olocausto siano dirottati, che rifiutano una occupazione che ha portato alla guerra per tante persone innocenti, sia che siano le vittime del 7 ottobre o dell’attacco in corso a Gaza, tutte le vittime, questa deumanizzazione, come possiamo resistere?”. Parole nobili, coraggiose per chi vuole restare umano, ma non tutti intendono compiere questo sforzo. 

Naza è un incubo per Meotti. Al film documentario e ai suoi registi, accusati del peggio, dedica più articoli, tra i quali una intervista, allo scrittore Yossi Klein Halevi, per il quale: “Quello che hanno fatto questi due cineasti è varcare una linea rossa, anche nel discorso israeliano: favorire deliberatamente la campagna internazionale che vuole trasformare Israele nel più grande criminale del mondo”. 

Il cerchio si chiude: del complotto mondiale fanno parte anche Yuval Abraham e Rachel Szor, i due registi di Naza. 

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Come del complotto, per tornare all’indefesso Meotti, fanno parte quelli di Haaretz e del magazine +972, i giornalisti del Guardian sulle cui inchieste sullo sterminio dei gazawi si basa molto della costruzione di Naza, i “pacifinti” pro-Pal di B’Tselem e Peace Now, per non parlare di Amnesty International, Human Rights Watch, Oxfam, Emergency, Medici senza Frontiere, Save the Children Unicef, Unrwa, Oms, Wfp…che hanno osato documentare e denunciare il genocidio di Gaza.

Spero, anzi sono certo, che saremo in tante e tanti a vedere Naza. Con buona pace dei Meotti complottisti.  

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