Depressione: le donne giovani sono le più a rischio

Oggi il primo H-Open Day: porte aperte in oltre 70 ospedali italiani appartenenti al Network Bollini Rosa. Visite ed esami gratuiti.

Depressione: le donne giovani sono le più a rischio
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10 Ottobre 2013 - 15.17


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I disturbi mentali rappresentano uno dei più gravi e diffusi problemi di salute pubblica. In Europa si stimano ogni anno quasi 165 milioni di casi: il 14% della popolazione europea soffre d’ansia, il 7% di insonnia o depressione. Sono i dati diffusi in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale che si celebra il 10 ottobre.

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In Italia non va meglio e circa 4 cittadini su 10, pari a ben 17 milioni di persone, soffrono di qualche disturbo psichico aggravato dal perdurare della crisi economica attuale: fra gli italiani con minori risorse economiche la prevalenza di disturbi d’ansia è di circa il 20%, contro il 10% fra chi appartiene a un livello socioeconomico elevato. Raddoppia anche il numero di casi di depressione (11% contro 5,6%, rispettivamente) e di abuso di sostanze (9,5 % contro 5,4%).

E sono soprattutto le donne più esposte a questi disturbi, che sfiorano il 40% nelle fasce più svantaggiate della popolazione femminile e si fermano al 27% fra le più abbienti. Depressione unipolare, ansia, decadimento cognitivo e conseguenze della violenza domestica costituiscono una vera e propria emergenza sociale. Drammatica anche la carenza di cure: nonostante le malattie mentali siano fra le maggiori cause di disabilita’, e quindi di costi sociali, i trattamenti sono spesso scarsi e poco tempestivi e pure le risorse stanziate alla ricerca scientifica in questo settore risultano irrisorie, un decimo rispetto ai fondi per la ricerca sul cancro.

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Aumentare le risorse dedicate alla salute mentale, accrescere la prevenzione e promuovere cure adeguate costituiscono alcuni degli obiettivi della Sip-Società Italiana di Psichiatria, che affianca O.N. Da in una iniziativa, dedicata quest’anno in maniera specifica alla salute mentale femminile.

“L’Open Day sulla salute mentale al femminile – ha spiegato Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da – già sperimentata per altre problematiche, prevede che gli Ospedali con i Bollini rosa che vi aderiscono mettano gratuitamente a disposizione della popolazione servizi per consentire alle donne, ma non solo, di sentirsi maggiormente accolte e di poter esprimere un disagio in condizioni più favorevoli. Visite, sportelli di ascolto, test di screening e di valutazione del rischio di depressione e dei disturbi dell’umore e dell’ansia sono alcuni dei servizi resi da 74 ospedali in rete. Tra le problematiche di maggiore impatto, in particolare tra le donne, e che se sottovalutate possono portare a problemi mentali gravi, vi sono anche gli stati d’ansia.

“Questi disturbi – ha spiegato Emilio Sacchetti, presidente eletto Sip e direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Spedali Civili di Brescia – sono i più frequenti. Insorgono di norma nell’adolescenza o fra i giovani adulti, con picchi d’incidenza fra i 14 e i 30 anni (ma che possono perdurare se non adeguatamente trattati) e un rapporto donna-uomo di circa 2:1 per fattori complessi di ordine sociale e biochimici.

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Sono stati suddivisi in tre grandi categorie: un primo gruppo che racchiude alcuni tratti d’ansia (panico, ansia generalizzata, fobie, disturbo ossessivo-compulsivo, stress) scorporandoli tra di loro, un secondo che comprende i disturbi legati a stress e traumi compulsivi e l’ultimo che riguarda i disturbi ossessivo-compulsivi (disturbo ossessivo compulsivo, tricotillomania). Le cure possono essere di tipo farmacologico e non, con psicoterapie ad indirizzo cognitivo e cognitivo comportamentale, le uniche che possono dare qualche beneficio, rispetto ad altre terapie che hanno evidenze dal nullo al modesto. Tra i farmaci i più in uso vi sono gli ansiolitici (benzoazepine), indicati nella fase acuta o per l’ansia cronica, ma al cui uso ed abuso (dosaggi eccessivi) sono correlati problemi di dipendenza, di tipo cognitivo e di attenzione. Da qui l’indicazione ad orientarsi piuttosto verso terapie a base di antidepressivi cha hanno una reale azione terapeutica”.

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