Il 2025 si è chiuso come l’anno in cui diversi paesi hanno deciso di sospendere i propri finanziamenti pubblici alla rete di aiuti umanitari. Tale cessazione dei contributi statali a livello internazionale mette di fronte ad un rischio potenziale milioni di persone in tutto il mondo, che beneficiavano di tali aiuti: saltando i finanziamenti alle associazioni umanitarie, si arrestano le azioni umanitarie.
Un dato esemplificativo è quello che riguarda i centri antiviolenza: uno su tre è stato costretto a chiudere. È per questo che anche UN Women Italia, l’agenzia delle Nazioni Unite che nel nostro paese sostiene programmi di parità di genere e si batte per i diritti delle donne, annuncia la nascita di un comitato di fundraising. In mancanza di contributi pubblici è necessario guardare e cercare donazioni private.
“Oggi più che mai c’è bisogno di un ripensamento complessivo del sistema su cui finora si è retto il settore no-profit” spiega Loredana Grimaldi, head of fundraising di UN Women Italy, e prosegue “Il taglio drastico e repentino degli aiuti internazionali è un campanello d’allarme. Ci impone di agire e di farlo subito. Va in questa direzione il nuovo comitato fundraising di UNWomen Italy: ci aiuterà a crescere per navigare anche i tempi di crisi. Lo scopo è rendere la nostra organizzazione sostenibile grazie al sostegno regolare di quanti credono nella nostra missione, dagli individui alle aziende”.
A livello transnazionale, una quota significativa di contributi mancanti proviene dalla scelta dell’amministrazione Trump di sospendere a febbraio 2025 i lavori dell’agenzia federale responsabile degli aiuti internazionali USAID, comprese i fondi che erano dedicati alla salute riproduttiva e alle cure contro HIV ed AIDS. Anche altri Paesi hanno però optato per i tagli al comparto umanitario: e cioè Canada, Francia, Germania e Regno Unito. “Non possiamo permettere che i tagli ai finanziamenti cancellino decenni di conquiste duramente acquisite [per le donne].” Ha dichiarato Kalliopi Mingeirou, responsabile della sezione Ending Violence against Women dell’UN Women.
La violenza contro le donne e ragazze a livello globale resta ancora oggi una delle più diffuse, tanto che le stime parlano di 736 milioni di donne, corrispondenti quasi ad una su tre, che hanno subito violenza fisica o sessuale, spesso per mano del partner. La perdita di finanziamenti a livello istituzionale costringe molte organizzazioni, in diversi paesi, a concentrarsi solo sui servizi di base di sostegno alle donne, invece che ad attività che richiedono programmazioni più a lungo termine. Pare essere in pericolo a questo punto non solo l’intero comparto del no-profit, ma le vite e la dignità di milioni di donne nel mondo. Infatti oltre il 40% delle organizzazioni, a causa di tali tagli, hanno dovuto ridurre o interrompere servizi salvavita, come rifugi, assistenza legale, cure mediche e psicologiche, per le donne vittime di violenza.
Alla luce di ciò l’attività di fundraising risulta quanto mai essenziale, nonché l’unica alternativa al disinteresse delle istituzioni. Il comitato italiano si avvale di personalità di spicco nel settore, come Massimo Coen Cagli, direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma, Arianna De Leo, responsabile Filantropia Strategica e Partnership Unicef e Michela Gaffo, presidente dell’Assif-Associazione Italiana Fundraiser.
UN Women Italia opera attraverso partnership con istituzioni, governi ed anche imprese ed associazioni, intervenendo in materia di parità di genere, diritti umani, lotta alla violenza contro le donne e partecipazioni al dibattito sociale e culturale. Il comitato di fundraising, costituito da Massimo Coen Cagli, Arianna De Leo e Michela Gaffo si occuperà di sviluppare una strategia a medio termine e a trovare opportunità di raccolte fondi, attraverso l’analisi dei dati e la comprensione del contesto italiano legato a temi di genere. Rilevanza precipua avrà la valutazione dell’efficacia e dell’impatto delle iniziative, che attraverso il comitato UN Women Italia metterà in campo.
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