Gianluca Lerici al Mart: la controarte di Professor Bad Trip vent’anni dopo
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Gianluca Lerici al Mart: la controarte di Professor Bad Trip vent’anni dopo

A 20 anni dalla sua morte l’artista conosciuto come Professor Bad Trip torna a far parlare di sé, riempiendo con il suo patrimonio artistico il Museo di arte contemporanea di Trento e Rovereto.

Gianluca Lerici al Mart: la controarte di Professor Bad Trip vent’anni dopo
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22 Gennaio 2026 - 18.34 Culture


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Se c’è un artista capace di mescolare con maestria fumetto, arte visionaria, estetiche cyberpunk, psichedelia e critica sociale, quello è proprio Gianluca Lerici (1963-2006). Era un creativo, artista, illustratore, musicista e sperimentatore visivo; colui che ha fatto dell’arte il fulcro della sua vita.

Per commemorare un’artista di questo calibro il Mart ha acquisito, grazie alla donazione della moglie Jamerie Flaccio, l’intera collezione. Questa raccolta comprende soprattutto disegni e collage originali, tavole di fumetti, matrici di volantini illustrati, quaderni con appunti grafici, manifesti, fanzine, rassegne stampa, libri d’artista unici nel loro genere, fotografie, matrici per stampe a linoleum, numerosi supporti sonori come CD, vinili e audiocassette con grafiche di Lerici, audiovisivi, capi di abbigliamento dipinti dall’artista e persino oggetti particolari, tra cui una lampada applique e un prototipo di gioco da tavolo.

Ma paradossalmente Gianluca Lerici sapeva già che sarebbe successo, nel documentario Hanno paura di me affermò: “Considero il mondo dell’arte come un grosso iceberg (…) nella parte subacquea dell’iceberg c’è la contro arte, espressione delle controculture che avrà difficilmente un posto al sole, sarà sempre sottovalutata dal mercato ufficiale e verrà forse ripescata, rivalutata e storicizzata solo quando i suoi protagonisti saranno stati messi nelle condizioni di non nuocere, in quanto morti o ricondotti alla ragione dai bisogni materiali della vita.” E oggi, a vent’anni dalla sua morte, quella profezia sembra essersi avverata senza troppe sorprese.

Ogni singolo pezzo del suo patrimonio artistico nasceva da una mente che faceva del disturbo una pratica consapevole: ironia, eccesso e sperimentazione non erano ornamenti, ma strumenti per mettere in crisi il linguaggio visivo dominante. È anche per questo che Lerici viene oggi riconosciuto come una delle figure più radicali dell’illustrazione sperimentale italiana.

E nonostante le parole dell’artista, l’ingresso delle sue opere in un’istituzione come il Mart non svuota il suo lavoro di senso. Al contrario, rende finalmente visibile un pensiero che per anni è rimasto laterale, frammentario, difficile da afferrare. Un pensiero che oggi può essere ricostruito, seguito nella sua evoluzione e, forse, compreso senza essere addomesticato.

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