Come nascono i classici: a Roma gli autografi della letteratura italiana
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Come nascono i classici: a Roma gli autografi della letteratura italiana

Cosa si cela dietro il testo perfetto entrato nei canoni letterari? Errori, cancellature, sbagli e riscritture. Un percorso sicuramente non lineare che possiamo ripercorrere con l'Accademia dei Lincei.

Come nascono i classici: a Roma gli autografi della letteratura italiana
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24 Gennaio 2026 - 16.40 Culture


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La sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Villa Farnesina a Roma, riapre le porte con una nuova mostra. Dal 27 gennaio al 25 aprile l’esposizione “Come nascono i classici. Gli autografi della letteratura italiana” ci aiuterà a ripercorrere l’evoluzione dei testi

L’iniziativa, frutto della collaborazione fra l’Accademia dei Lincei e l’Università di Roma Sapienza con il supporto della Fondazione Changes, è il punto d’arrivo di un percorso di quasi vent’anni che ha coinvolto centinaia di studiosi e professionisti tra paleografi, filologi, storici della lingua, della letteratura e del libro nel recupero e l’analisi di oltre ottomila manoscritti autografi e postillati d’autore, dal Medioevo al Rinascimento. Dal 26 al 28 gennaio si svolgerà anche il convegno internazionale “Autografi dei letterati italiani”, diretto da Matteo Motolese ed Emilio Russo (Università ‘La Sapienza’ di Roma) per riflettere e analizzare il percorso svolto finora e le prospettive per la valorizzazione delle testimonianze autografe, tradizionali ma soprattutto digitali.

La mostra nasce con l’intenzione di decostruire l’immaginario sbagliatissimo del capolavoro letterario come testo “immobile e perfetto” per invece far conoscere la realtà del processo creativo, dei tentativi andati a finire male, delle cancellature, degli errori; far riscoprire il processo di creazione che le tecnologie stanno cancellando a forza di ctrl+z e cancelletti. Esposti si trovano codici e fogli di enorme valore, dal codice su cui Giovanni Boccaccio copiò il Decameron ai fogli autografi di Ludovico Ariosto per gli ultimi canti dell’Orlando furioso; dal quaderno di lavoro di Giacomo Leopardi per le Operette morali al taccuino tascabile su cui Eugenio Montale annotò, con una semplice biro, i versi di “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”. 

Il comitato ordinatore della mostra comprende Roberto Antonelli, Lina Bolzoni, Marco Cursi, Marco Mancini, Matteo Motolese, Emilio Russo, Carlo Vecce e Alessandro Zuccari.

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