Se l’IA è ancora sporca di maschilismo: nasce la rete dell’Intelligenza Artificiale femminista

Contro i recenti casi di deepfake e un generale humus sessista che l’intelligenza artificiale restituisce (perché specchio di chi li programma) é necessario cambiare la tecnologia e, di riflesso, anche la società.

Se l’IA è ancora sporca di maschilismo: nasce la rete dell’Intelligenza Artificiale femminista
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redazione Modifica articolo

4 Febbraio 2026 - 10.04 Culture


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Avete mai provato a cercare sul web o a chiedere all’IA immagini di “CEO di aziende” o, per contraltare, di crearvi un’illustrazione per la parola “assistente”? Se per il primo caso rare saranno le immagini di donne Ceo, nel secondo caso avrete la quasi totalità di volti femminili che appunto compiono azioni di assistenza. Questo apparentemente semplice esperimento ci restituisce lo stato di pregiudizi di genere che la rete, la tecnologia e l’Intelligenza Artificiale riflettono, e che derivano dagli stereotipi di genere che più o meno inconsciamente provengono da quanti programmano, allenano o inseriscono dati: prevalentemente uomini e, a quanto risulta, uomini maschilisti.

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Una stima del World Economic Forum ha evidenziato che meno di un terzo dei lavoratori nell’ambito dell’IA sono donne; un dato che spiegherebbe la portata dei pregiudizi e stereotipi nella letteratura tecnologica, e purtroppo anche le derive dei deepfake a sfondo sessuale di Grok, l’intelligenza artificiale generativa incorporata nel social X.

Per combattere fenomeni del genere, che hanno diffusione a livello globale, pare stiano nascendo delle alternative tecnologiche, come la Rete Femminista di IA dell’America Latina. A scriverne è Titti Santamato su Ansa, la quale riporta le dichiarazioni di Ivana Bartoletti, autrice di uno studio del consiglio d’Europa su IA e Gender, oltre che esperta internazionale di governance dell’Intelligenza artificiale: “L’intelligenza artificiale si nutre di dati che non sono neutrali: riflettono società segnate da disuguaglianze storiche e rapporti di potere. Se un’azienda vuole risultati equi deve interrogare i dataset, verificarne la rappresentatività e intervenire attivamente quando non lo sono. L’equità non emerge da sola: va progettata”.

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L’intelligenza Artificiale è frutto di una società impregnata di pregiudizi e della peggiore misoginia patriarcale, tanto da sfociare nel recente caso Grok che consentiva di creare deepfake con donne e minori. “Se esistono strumenti per nudificare le donne, verranno usati. I deepfake nudi sono una forma di umiliazione e controllo. Il messaggio implicito è pericoloso: sei online, quindi te lo meriti. È cosi che molte donne vengono silenziate e abbandonano gli spazi”, riflette Bartoletti, evidenziando come l’IA sia diventato l’ennesimo strumento di controllo sui corpi e quindi sulle donne. Ad oggi la funziona di cui l’esperta parla dell’IA di Elon Musk è stata sospesa.

Ciò che resta è, però, la necessità di dover ripensare in toto la tecnologia generativa, e di farla diventare terreno di lotta di liberazione. Ed è qui che interviene ad esempio la Rete Femminista di IA, che in America Latina e Caraibi promuove progetti di politiche pubbliche e orientati alla trasparenza. Tra questi AymurAI, Arvage IA e SofIA: riconoscono i bias fondati sui pregiudizi di genere all’interno dell’analisi giuridica. AfroféminaGPT è, invece, un’assistente IA nata come spazio di autodeterminazione in seno all’Afrofemminismo, che viene addestrata su saperi e voci nere. 

“La questione femminista nell’IA è una questione di potere: le donne devono averne di più” dichiara Ivana Bartoletti, che in riferimento agli esempi virtuosi della IA femministe in Africa ed America Latina dice “Dimostrano che possiamo organizzarci per usare l’IA per il bene comune, condividere dati in modo collettivo e sviluppare soluzioni centrate sui bisogni”. Infine, si è espressa anche riguardo alle posizioni delle donne nei luoghi della tecnologia: “Non ai margini, ma ai vertici delle aziende e nei luoghi dove si decide la politica tecnologica. Serve diversità nei luoghi decisionali, non solo tra chi scrive il codice. L’intelligenza artificiale non è solo tecnologia, è una scelta su come vogliamo trasformare la società”. 

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