La Pma in Italia per contrastare il calo demografico
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La Pma in Italia per contrastare il calo demografico

Nel 2023 quasi 5 nascite su 100 derivano da tecniche di procreazione medicalmente assistita, con record di cicli e miglioramento dei tassi di successo, nonostante le disparità regionali

La Pma in Italia per contrastare il calo demografico
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9 Febbraio 2026 - 21.47 Culture


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La procreazione medicalmente assistita (PMA) conferma il suo ruolo centrale nel contrastare il calo demografico in Italia, con quasi cinque bambini su cento nati grazie a queste tecniche. La Relazione al Parlamento del Ministero della Salute del 2025, basata sull’attività del 2023 e con prime tendenze 2024, evidenzia come la medicina riproduttiva sia ormai fondamentale.

Nel 2023 sono nati vivi 17.235 bambini da cicli di PMA, pari al 4,5% del totale delle nascite (379.890), stabilendo un nuovo record storico. Il desiderio di genitorialità spinge sempre più coppie a ricorrere a queste tecniche: 89.870 coppie sono state trattate, in crescita rispetto alle 87.192 del 2022, con 112.804 cicli avviati. La maggior parte delle procedure (85,4%) ha utilizzato i gameti della coppia (fecondazione omologa), mentre il 14,6% ha impiegato ovociti o seme donati (eterologa). Tra queste, la donazione di ovociti è la pratica prevalente, rappresentando il 78,5% dei cicli con gameti donati.

L’età delle donne che accedono alla PMA in Italia resta tra le più elevate in Europa: 36,7 anni in media per i cicli a fresco (contro 35,1 in media europea), mentre per la fecondazione eterologa con ovociti donati l’età media raggiunge i 41,8 anni. Questo conferma come la donazione esterna rappresenti spesso l’unica soluzione per affrontare l’infertilità legata al tempo biologico.

La sicurezza per madri e neonati ha fatto passi da gigante grazie alla riduzione dei trasferimenti multipli: il trasferimento di un solo embrione a fresco riguarda oggi il 58,6% dei casi (era 18,7% nel 2005), e i trasferimenti multipli di tre o più embrioni scendono al 2,6%. Questa scelta ha portato a una diminuzione dei parti gemellari all’8,7% con gameti propri, riducendo i rischi di prematurità e basso peso alla nascita.

Anche la probabilità di successo cresce. Il tasso di gravidanza cumulativo per ciclo iniziato raggiunge il 33,9%, quasi triplicato rispetto al passato, grazie all’uso crescente della crioconservazione degli embrioni e della strategia “freeze-all”, applicata nel 28,9% dei prelievi ovocitari nel 2023. Questa tecnica permette di congelare tutti gli embrioni per trasferirli in momenti più favorevoli.

Sul territorio italiano sono attivi 316 centri PMA, ma si concentrano oltre la metà (53,4%) in Lombardia, Campania, Lazio e Veneto. Sussistono inoltre disparità economiche e organizzative: il 62,6% dei cicli omologhi complessi è a carico del Servizio sanitario nazionale, mentre la maggior parte della fecondazione eterologa (69,4%) e della diagnosi genetica preimpianto (73,3%) resta affidata al settore privato. Quest’ultima tecnica è in aumento (+11% rispetto al 2022) per identificare anomalie genetiche prima del trasferimento.

I dati preliminari del 2024 del CeDap (Certificato di assistenza al parto) segnalano 15.287 gravidanze da PMA, pari a 4,2 gravidanze assistite ogni 100 totali. In questi casi, l’incidenza di tagli cesarei rimane elevata (49%) e quella di parti multipli raggiunge il 6,6%, rispetto all’1,4% della media nazionale. La sicurezza dei centri è monitorata costantemente: 51 ispezioni hanno rilevato 219 non conformità, a testimonianza di una vigilanza crescente per mantenere standard europei.

La Relazione conclude sottolineando come l’attuazione completa dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) sarà fondamentale per ridurre le disuguaglianze regionali e garantire a tutte le coppie un accesso equo e sicuro a queste tecniche, essenziali per il futuro del Paese.

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