Viareggio 2026: cosa racconta il Carnevale più famoso d'Italia
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Viareggio 2026: cosa racconta il Carnevale più famoso d'Italia

I suoi giganti di cartapesta sono capaci di farci sorridere ma anche riflettere. Ecco la sua storia e i carri che finora hanno attirato più attenzione.

Viareggio 2026: cosa racconta il Carnevale più famoso d'Italia
Il carro 'Native American Return'
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14 Febbraio 2026 - 13.14 Culture


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di Gemma Consolazio

Giovedì 12 febbraio 2026: Giovedì Grasso, uno dei giorni più simbolici per il Carnevale, l’evento più atteso di febbraio che segna l’avvio verso la Quaresima. Ma il Carnevale di Viareggio apre le sue danze a partire dai primi del mese, dominando l’atmosfera della città fino al 21 febbraio. Il Carnevale viareggino è considerato uno dei più importanti carnevali d’Italia, d’Europa e del Mondo, che con i suoi carri e le sue maschere rappresenta un evento ammirato da cittadini e turisti che provengono da ogni parte del globo.

La sua storia risale al 1873, quando un gruppo di cittadini organizzó una sfilata di carri nel centro della città. L’iniziativa partì come scherzo ma divenne poi simbolo di partecipazione popolare e di spirito critico verso la società dell’epoca, riscontrabile ancora oggi nella rappresentazione satirica e caricaturale di politici italiani e internazionali. Da quella data fondamentale anno dopo anno l’evento si è trasformato in una delle feste più rilevanti per il territorio toscano, diventando nota soprattutto per i suoi giganti carri allegorici e per le maschere satiriche che prendono di mira la politica, la cultura e il costume contemporaneo.

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L’immagine simbolo del Carnevale è la maschera di Burlamacco, ideata dall’artista Uberto Bonetti nel 1930, che rappresenta lo spirito colorato e giocoso della città. Nel 1921 è stata cantata la prima canzone ufficiale nota come “La Coppa di Champagne” e utilizzata anche oggi come inno del Carnevale, composta dal musicista Icilio Sadun sulle parole di Lelio Maffei. Da quell’anno i carri sono animati a suon di musica e le bande hanno iniziato a prendere posto all’interno della costruzione, permettendo ai visitatori di osservare, danzare e cantare la nota melodia carnevalesca. Fin dall’inizio la neonata Rai prima (1954) e l’Eurovisione poi (1958) hanno raccontato la grande manifestazione portandola e diffondendola ovunque. Uno degli aspetti principali che rendono noto il Carnevale viareggino è proprio la presenza dei maestosi carri di cartapesta, considerati vere e proprie opere d’arte alte oltre 20 metri e costruite per mesi da artigiani locali. Ogni carro racconta una storia tra satira, ironia e creatività e viene accompagnato da gruppi mascherati, musiche e coreografie che contribuiscono a trasformare il lungomare in una sfilata teatrale a cielo aperto.

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Anche quest’anno l’evento sta avendo grande successo e già dai primi giorni è evidente la forte presenza di riferimenti alla politica internazionale e italiana. Nell’apertura della sfilata del primo febbraio uno dei carri più fotografati dal pubblico presenta figure di leader politici globali come Vladimir Putin, Donald Trump e Benjamin Netanyahu, ognuno rappresentato in forma satirica per commentare i conflitti attuali.

Un altro carro molto discusso ha attirato l’attenzione persino sui social esteri, stiamo parlando di “Native American Return”, che raffigura un enorme nativo americano che sorregge un minuscolo Trump, a simboleggiare la critica al potere politico e alle sue conseguenze. Il carro ha dimostrato come la satira viareggina, a suo modo, riesca ad avere un’influenza globale.Ed è proprio la satira l’elemento chiave: attraverso le sue figure caricaturali e ironiche gli artisti riescono a raccontare situazioni complesse e leader controversi colpendo l’immaginazione del pubblico e facendolo riflettere. A oggi siamo nel vivo del Carnevale, quali altri maestosi carri faranno la storia del 2026?

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