L’artista Laika arriva a Sanremo per rompere il silenzio mediatico
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L’artista Laika arriva a Sanremo per rompere il silenzio mediatico

Lo street artist è partito a bordo di un’imbarcazione da Barcellona. “Bisogna fermare questo massacro: così forse in Palestina ‘dalla collina verrà una primavera’”.

L’artista Laika arriva a Sanremo per rompere il silenzio mediatico
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27 Febbraio 2026 - 14.22 Culture


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L’aveva annunciato sui suoi canali social e l’ha fatto. Dopo aver navigato per 400 miglia Laika, artista e attivista romano che mantiene l’anonimato sulla sua identità, è arrivato a Sanremo per sensibilizzare sul genocidio palestinese in corso. L’imbarcazione, partita da Barcellona, aveva i volti di una donna e di alcuni bambini gazawi dipinti sulle vele, un’installazione dal titolo ‘AGAIN’. L’intenzione è quella di approdare “dove gli occhi di tutti gli italiani sono rivolti” per rompere il dirompente silenzio mediatico della Rai sulla Palestina, oltre a sensibilizzare sulla prossima spedizione della Global Sumud Flotilla in programma il 12 aprile.

‘Come le farfalle’ è il nome del murale disegnato nel centro della città che ritrae una bambina con in mano una bambola e due ali che le spuntano dalla schiena. Un’immagine potente che simboleggia i 72mila morti dall’inizio del genocidio di cui, secondo fonti indipendenti, il 30% minori. Una cifra in continuo aumento nonostante gli accordi di pace siglati. Laika ha anche citato e ringraziato Ermal Meta, che con la sua canzone ‘Stella Stellina’ si è esposto pubblicamente e ha portato al Festival una tematica finora citata solo in modo blando ed edulcorato.

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Non amo le situazioni affollate, ma in un momento di totale silenzio scelgo il posto dove in Italia c’è più rumore per ricordare a tutti che a Gaza si muore ancora” sono le parole dell’artista, che prosegue “Ho deciso di farlo prendendo in prestito le parole del testo del brano ‘Stella Stellina’ di Ermal Meta, a cui dico grazie per essersi schierato con coraggio. Tutti gli artisti hanno una grande responsabilità in momenti del genere, soprattutto quando il livello di censura è così alto. Non si tratta di essere politicizzati, questa è una questione di umanità. Non possiamo restare a guardare la cancellazione di un popolo. Anche la street art, con i suoi mezzi può e deve fare la sua parte: non è solo per Gaza, è appunto per l’umanità tutta

Bisogna fermare questo massacro: così forse in Palestina ‘dalla collina verrà una primavera’ e non ci saranno più bambini che come farfalle hanno vissuto solo un giorno” conclude infine.

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