Finti broker e inserzioni: la falla che arricchisce le piattaforme
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Finti broker e inserzioni: la falla che arricchisce le piattaforme

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Finti broker e inserzioni: la falla che arricchisce le piattaforme
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9 Marzo 2026 - 00.31


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Alcune attività, più di altre, trovano un terreno fertile nel mondo online, per la loro natura e caratteristiche. Tra queste vi sono tutte quelle che afferiscono al mondo degli investimenti e del trading, che possono essere intraprese potenzialmente da chiunque sia in possesso di un po’ di soldi, un computer o soltanto uno smartphone. Purtroppo tali tipi di attività sono oggetto di truffe e raggiri: il mondo del web è quello in cui più facilmente un contenuto totalmente falso può essere confuso con qualcosa di vero e affidabile. 

La tecnologia di per sé non è buona, né cattiva, ma è l’utilizzo che se ne fa a determinare una fondamentale differenza. Strumenti come l’intelligenza artificiale, quando finiscono in mano alla cyber criminalità, si trasformano in armi pericolose, in grado di far cadere in trappola anche utenti esperti. I social sono spesso il punto di partenza per operazioni di questo tipo. La promessa di guadagni facili, da ottenere in poco tempo con qualche clic, arriva spesso attraverso contenuti sponsorizzati, ritenuti credibili o messaggi articolati in modo da essere considerati affidabili.

I dati della polizia postale

In base ai dati forniti  dalla Polizia Postale, nel corso dell’anno 2024, sono stati denunciati 18.714 casi di truffe, di questi il 26% riguardava proprio il mondo del trading online: in tutto 4.909 casi. Se ci riferiamo alle somme di denaro coinvolte, il fatto appare ancora più preoccupante, in quanto si tratta dell’80% delle somme sottratte ai malcapitati: ben 147 milioni di euro andati alla criminalità del web. 

Le truffe sul trading online sono sempre più sofisticate e fanno leva su diversi fattori. In questo ambito il truffato non corrisponde necessariamente alla persona fragile e poco informata, come possono essere invece le vittime di altri tipi di raggiro. Per questo chi le organizza adotta sistemi sempre più sofisticati, che sfruttano anche l’intelligenza artificiale, abbinata a metodi più tradizionali.

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I volti noti e il deepfake

Le truffe più riuscite sono quelle che partono da video promozionali che riproducono la voce o l’aspetto di persone in vista del mondo aziendale, dello spettacolo o finanziario. Personaggi noti che, mettendoci la faccia, promuovono false opportunità di investimento. In questa rete sono stati coinvolti ignari imprenditori, presentatori tv, giornalisti, che proprio in virtù della loro notorietà fugano i dubbi dei potenziali investitori.

Attraverso strumenti di AI, si utilizzano immagini e video a cui vengono combinate le vere voci dei personaggi, che abbinate a qualcosa creato completamente da zero, consigliano una specifica forma di investimento online o piattaforma. Siamo nel mondo del Deepfake, difficilmente distinguibile da quello reale. Questa è un’esca molto potente a cui seguono altre azioni, ad esempio telefonate da parte di broker esperti che parlano con serietà e competenza degli investimenti online, citando anche fonti ufficiali come Consob e Banca d’Italia.

Tra i volti noti, coinvolti loro malgrado, ci sono personaggi come Alessandro Cattelan, Lino Banfi, la giornalista Giorgia Cardinaletti. E ancora Alessia Marcuzzi, Elisabetta Canalis, Gianluca Vacchi, Chiara Ferragni. Ai video si affiancano inserzioni pubblicitarie tradizionali, che vengono visualizzate come tutte le altre.

Il ruolo dei social

La domanda è d’obbligo: perché i social pubblicano annunci fraudolenti favorendo le attività dei cyber criminali? Questi vengono indicati con il termine di “scam ads”. Un’indagine condotta da Juniper Research ha evidenziato come, nel corso del 2025, il 10% di tutti gli annunci pubblicati sulle più importanti piattaforme social era riconducibile a una truffa. Considerando che i ricavi pubblicitari generati, soltanto in Europa, da annunci di questo tipo sono stati stimati in oltre 4 miliardi di euro, si evidenzia un conflitto tra la tutela degli utenti e i guadagni delle piattaforme.

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Si tratta di annunci che viaggiano attraverso i circuiti pubblicitari normali e che anche per questo fanno facilmente presa sul pubblico. Milioni di utenti li visualizzano facendo scroll su Instagram, TikTok, Facebook, Snapchat. È facile immaginare che gli spazi pubblicitari disponibili siano tantissimi e questo dà modo agli scammer di insinuarsi tra le inserzioni legittime. 

Tali annunci, come abbiamo visto, portano inevitabilmente enormi ricavi alle piattaforme, per le quali dovrebbero essere previsti dei profili di responsabilità in tutto il processo. Queste si basano su sistemi di rilevamento automatici, che utilizzano l’intelligenza artificiale e sulle segnalazioni degli utenti per rilevare inserzioni fraudolente. Ma evidentemente si tratta di una rete con le maglie molto larghe. La rimozione degli annunci e i sistemi di controllo messi in atto, non bastano a limitare in maniera decisiva il fenomeno. 

Come difendersi dalle truffe sul trading online

Nel nostro Paese, il trading online è legale sulle piattaforme autorizzate e regolamentate, che sono registrate presso un ente di vigilanza come la CONSOB. I soggetti autorizzati possono essere Imprese di investimento Italiane (SIM), Imprese di investimento comunitarie ed extra-comunitarie, tutti gli elenchi sono disponibili sul sito ufficiale della CONSOB. Inoltre è possibile consultare la sezione “Warning and Publications for Investors” dell’ESMA. 

Quando il primo contatto con un presunto broker arriva da un annuncio sponsorizzato, è assolutamente fondamentale verificarne la serietà prima di registrarsi o versare soldi, partendo dall’elenco dei broker online regolamentati in Italia. È bene inoltre avere in mente i vari segnali di allerta. Vale sempre la regola di diffidare dai promotori che promettono guadagni facili e immediati, oltre che sicuri. 

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Non esistono profitti garantiti, servono invece informazioni chiare e trasparenti sui rischi. Fare molte domande è un proprio diritto: risposte poco chiare sono un campanello d’allarme. Altri sono: informazioni sulla società opache o che conducono a sedi in paesi esotici o paradisi fiscali, telefonate continue e insistenti.

Se l’errore di investire dei soldi su una piattaforma dubbia è già stato commesso, è bene fermarsi ed evitare di cadere nelle trappole che spingono a investire ulteriori fondi per sbloccare i rimborsi di quanto già “investito”. È opportuno presentare una denuncia alle autorità di pubblica sicurezza, è possibile anche inviare un esposto tramite l’apposito modulo sul sito CONSOB. 

Le grandi inchieste sulle frodi

Negli ultimi anni i casi di truffe legate al trading online si sono moltiplicati e alcune inchieste hanno acquisito rilievo internazionale e smascherato reti enormi. Ultima quella del 2025, intitolata Scam Empire, che ha portato alla scoperta di due organizzazioni con sedi in Georgia e Israele. Queste hanno collezionato oltre 32 mila vittime in tutto il mondo e una raccolta di investimenti per 275 milioni di dollari.

Nel 2020 un’altra inchiesta, Fraud Factory, portò alla scoperta di una immensa rete, con base in Ucraina e call center con centinaia di operatori in altri paesi, che ha portato a ricavi da 70 milioni di euro.

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