Pov: la mascolinità tossica diventa trend
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Pov: la mascolinità tossica diventa trend

Tra sondaggi e algoritmi: la Gen Z guarda indietro ed è più patriarcale dei boomer.

Pov: la mascolinità tossica diventa trend
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16 Marzo 2026 - 18.18 Culture


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di Lilia La Greca

Se facessimo una breve passeggiata digitale sui social, su Instagram e soprattutto su TikTok, ci imbatteremmo in un fenomeno che sa di déjà vu: il ritorno di un trend che credevamo ormai archiviato. Tornano a circolare, con sorprendente disinvoltura, i ruoli di genere rigidamente separati. Un’idea che per qualche tempo era sembrata avviata, se non alla scomparsa, almeno a una revisione critica, e che invece oggi riaffiora con nuova forza nei contenuti e nei linguaggi della rete.

Sempre più spesso sono proprio i ragazzi della Gen Z a promuovere e a riconoscersi in un ideale di virilità che non esitiamo a definire tossico. Secondo una ricerca internazionale condotta da Ipsos e dal Global Institute for Women del King’s College di Londra su un campione di 23 mila persone, un terzo degli uomini appartenenti alla Gen Z è convinto che la moglie debba obbedire al marito e che sia questo ad avere l’ultima parola sulle decisioni importanti. Non solo: il 21% dei ragazzi ritiene che una “vera donna” non debba mai prendere l’iniziativa e che prendersi cura dei figli da parte degli uomini ne diminuisca la loro virilità.

Numeri che, più che raccontare una nostalgia del passato, segnalano qualcosa di diverso e forse più inquietante: una riscrittura digitale della mascolinità tradizionale, riproposta in forma di meme, video virali e slogan motivazionali, pagine instagram o podcast ispirati al modello patriarcale. Una modernità di superficie che sembra riportarci indietro di decenni.

La sorpresa, in fondo, non sta tanto nel fatto che queste ideologie continuano a esistere. Il mondo libero da stereotipi e rigidità di genere resta, almeno per ora, un’utopia. Ciò che colpisce davvero è che queste pulsioni maschiliste e misogine riemergano con così poco pudore, proprio tra coloro che, per definizione, dovrebbero incarnare il progresso, l’evoluzione, il futuro.

Il paradosso è tutto qui: la generazione che cresce immersa nella retorica dell’inclusività e della libertà individuale sembra talvolta riscoprire, con sorprendente disinvoltura, modelli relazionali che credevamo consegnati al passato. E il punto, alla fine, è proprio questo: il futuro sono loro. La domanda, allora, non è se queste idee esistano ancora, ma quale forma prenderà il mondo che verrà se a guidarlo saranno immaginari così antichi rivestiti di un’estetica digitale.

Ci troviamo di fronte a un adattamento a modelli culturali diffusi anche attraverso la musica trap, dove l’immaginario maschile viene spesso costruito attorno a figure di virilità ostentata, dominio e forza? Oppure si tratta di una forma di allineamento al clima politico oggi prevalente, un orizzonte culturale segnato da una sensibilità più conservatrice, in cui trovano spazio fenomeni come quello delle trad wives: donne che rivendicano uno stile di vita domestico, dedicato alla cura della casa.

In sé, naturalmente, non vi è nulla di problematico nella scelta di essere una casalinga o di coltivare un modello di vita centrato sulla dimensione domestica: le possibilità di esistenza e di realizzazione dovrebbero restare plurali, e ogni scelta merita riconoscimento e dignità. Ciò che sorprende, piuttosto, è la crescente percezione di questo modello non come una delle tante opzioni possibili, ma come un ruolo promosso come normalità desiderabile.

Ma la speranza è che la soluzione potrebbe arrivare da dentro. Come scrive Eleonora Dragotto su Lucy sulla cultura, pare che sempre più giovani stiano cercando di uscire dalla bolla mediatica privilegiando relazioni autentiche e il dialogo. Forse questo rappresenta un punto di partenza, per ritrovarsi e ricostruire un pensiero critico, abbattendo questi stereotipi pericolosi.

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