Addio Panini: la Nazionale cambia album dopo 60 anni
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Addio Panini: la Nazionale cambia album dopo 60 anni

La FIGC punta su Fanatics (USA) e ridisegna il mercato delle figurine.

Addio Panini: la Nazionale cambia album dopo 60 anni
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31 Marzo 2026 - 17.25 Culture


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La memoria funziona per associazioni e quando si parla di figurine l’associazione è immediata: Panini. Un nome che, nel tempo, ha assunto i tratti di mito collettivo.

Questo legame oggi si incrina: la FederCalcio ha deciso, con una mossa non programmata, quasi un’imboscata, di affidare i diritti delle figurine della Nazionale a Topps, un’azienda americana sotto il gruppo Fanatics a partire dal 2035. Parliamoci chiaro, a livello economico,  la scelta si presenta come desiderabile e plausibile, ma sul piano culturale, è una frattura più profonda di quel che sembra. 

Per oltre sessant’anni, infatti, Panini non è stato soltanto un editore di figurine: è stato un dispositivo di memoria collettiva. Un archivio diffuso dell’immaginario calcistico nazionale. Un gesto, quello dello scambio, del “ce l’ho” o “mi manca”, che ha attraversato generazioni, trasformando cortili, scuole e piazze in piccoli mercati simbolici dell’infanzia.

La decisione della FIGC non riguarda la Serie A, ma le Nazionali maschili e femminili, e dunque le competizioni internazionali, gli Europei e i Mondiali. È qui che il cambiamento assume un valore emblematico: non si tratta solo di un prodotto editoriale, ma della rappresentazione ufficiale dell’identità calcistica italiana.

 Il contratto è stato presentato nell’ultimo Consiglio federale, alla vigilia degli spareggi per il Mondiale, con i tratti di un documento d’urgenza, “approvato praticamente al buio”, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano.

Eppure, si tratta di una decisione tutt’altro che contingente. Al contrario, è una scelta di lungo periodo, destinata a vincolare le governance future e a ridefinire in modo strutturale un intero ambito dell’immaginario sportivo nazionale.

Il tutto mentre si interrompe una partnership storica, durata oltre sessant’anni, e per di più appena rinnovata fino al 2034: un dettaglio che rende la cesura ancora più significativa, quasi un gesto di rottura più che una semplice transizione contrattuale.

Ovviamente, la decisione non è dettata solo da motivi economici, ma proprio di posizionamento nel mercato globale: il gruppo Fanatics è partner ufficiale della Uefa e Topps ha già contratti con gli altri omologhi internazionali.

In vista delle grandi competizioni, Europei e Mondiali,  l’adesione a un unico ecosistema industriale appare dunque come una scelta di integrazione: non solo più efficiente sul piano operativo, ma anche coerente con la progressiva standardizzazione dei diritti e dei prodotti legati al calcio globale.

In fondo, la questione non è stabilire se l’accordo sia conveniente o meno, ma é capire se tutto ciò che è conveniente è anche sostituibile.

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