Il Papa si rivolge ai migranti con parole di profonda umanità: “prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare”.
All’incontro nel porto di Arguineguín, nelle Canarie, il Pontefice ascolta storie di sofferenza, tratta, violenze fisiche e psicologiche, famiglie separate e speranze spezzate, ma anche racconti di salvataggi, accoglienza e solidarietà. Il molo, un tempo definito “della vergogna”, viene ricordato come “molo della speranza”, grazie all’impegno di volontari, Caritas e comunità locali.
Il contesto dell’isola e gli sbarchi
Gran Canaria è oggi uno dei principali punti di approdo delle rotte migratorie atlantiche. Negli ultimi anni sono arrivati decine di migliaia di migranti su imbarcazioni di fortuna, spesso soccorsi dopo viaggi estremamente pericolosi. L’isola è diventata simbolo insieme della crisi e dell’accoglienza.
Il messaggio del Papa: dignità e diritti
Il Papa richiama con forza la responsabilità globale di fronte al fenomeno migratorio. Sottolinea che non basta gestire gli arrivi o rafforzare le frontiere, ma serve interrogarsi sulle cause profonde: guerre, fame, persecuzioni, corruzione e crisi ambientali.
Ribadisce inoltre un principio centrale: “Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini”.
Mafie, trafficanti e responsabilità globale
Nel suo intervento il Pontefice denuncia con durezza i trafficanti e le reti criminali che sfruttano la disperazione dei migranti: “Mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio”.
Allo stesso tempo richiama la responsabilità della comunità internazionale e dell’Europa, chiamate a non abituarsi alla morte nel Mediterraneo e nell’Atlantico.
Testimonianze e storie personali
Particolare attenzione viene data alle storie dei migranti e delle vittime di tratta. Il Papa cita il caso di una giovane donna, Blessing, trasformando il suo nome in un messaggio universale: ogni vita è preziosa e nessuno può essere ridotto a oggetto o merce.
Un appello alla coscienza del mondo
Il Pontefice insiste sul valore della dignità umana: “Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”.
E aggiunge un monito rivolto a governi e società: il futuro sarà giudicato dalla capacità di proteggere i più fragili o dall’indifferenza verso il loro dolore.
Il gesto finale
A conclusione dell’incontro, il Papa getta una corona di fiori nell’oceano in memoria delle vittime dei naufragi, un gesto simbolico che richiama quello di Lampedusa del 2013 e che ribadisce la vicinanza della Chiesa a chi perde la vita in mare.