Caldo record, non un’emergenza ma la nuova normalità. Erasmo D’Angelis: “Servono resilienza e adattamento”
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Caldo record, non un’emergenza ma la nuova normalità. Erasmo D’Angelis: “Servono resilienza e adattamento”

Siamo tutti in affanno eppure l’estate è iniziata solo da pochi giorni. Abbiamo ascoltato uno dei massimi esperti italiani sul tema ambientale chiedendogli cosa ci riserva il futuro e come affrontarlo. Le soluzioni esistono, ma bisogna abbracciare una nuova visione.

Caldo record, non un’emergenza ma la nuova normalità. Erasmo D’Angelis: “Servono resilienza e adattamento”
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Agostino Forgione Modifica articolo

27 Giugno 2026 - 18.49 Culture


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L’ondata di caldo che attanaglia l’Europa sta pesando sulla quotidianità di tutti noi. L’estate è appena iniziata e ciononostante abbiamo già a che fare col primo evento “eccezionale” della stagione, circostanza che obbliga a riflettere su quanto fenomeni del genere possano ancora essere considerati straordinari. Abbiamo intervistato Erasmo D’Angelis, giornalista, politico e tra i maggiori divulgatori italiani sul tema ambientale, per chiedergli la sua opinione in merito, allargando poi la discussione alle altre tematiche connesse.

In che modo i media stanno trattando la questione? Secondo la sua sensibilità prevale ancora la narrazione dell’evento eccezionale o si inizia a parlare diffusamente di una nuova normalità climatica?

 Per quanto riguarda questa tipologia di eventi, perché ora abbiamo questo caldo ma ci saranno pure le frane, la dinamica è sempre quella. Grandi emozioni, scarsa memoria e zero interventi per mitigare ed evitare eventi del genere. Noi italiani siamo specializzati nell’inseguire le emergenze e cavalcare la loro onda, ma questa purtroppo non passerà. Tutte le evidenze scientifiche dimostrano che siamo in una fase di riscaldamento globale. È una fase naturale per il pianeta, l’ha sempre fatto, ma c’è anche un elemento in più assolutamente innaturale. Parlo dell’aumento delle temperature legato all’emissione di gas serra oltre ogni limite, in quest’ultimo periodo in larga parte prodotti anche dai conflitti in corso. Nel mondo ce ne sono 56 e ovviamente sparano pure gas tossici nell’atmosfera, aumentando il riscaldamento globale a livelli record. Purtroppo è un tema fuori dai radar della politica e i giornali ne parlano solo sporadicamente. Per il resto è completamente rimosso e boicottato.

Assieme alle temperature sale anche la domanda elettrica, tant’è che nonostante l’estate sia appena iniziata già si registrano i primi blackout. Cosa possiamo fare, nel breve termine, per sopperire a ciò?

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Nel breve termine, in una penisola molto soleggiata e ventosa come la nostra e quasi circondata dal mare, la soluzione è quella di fare una gigantesca operazione sulle rinnovabili. Abbiamo tantissima acqua e già oggi l’idroelettrico copre il 40% dell’energia rinnovabile. E poi c’è il tema dell’accumulo, fondamentale per il loro decollo. Il settore sta progettando soluzioni molto interessanti, offrendo batterie che riescono a immagazzinare energia solare, idroelettrica e da altre fonti per poi utilizzarla.

Il paventato rischio di lockdown energetico secondo lei è reale?

Al momento non mi pare, l’Italia ha un’ottima rete elettrica che viene gestita molto bene, francamente i rischi di blackout sono minimi. Possono capitare ma sono risolvibili in pochissimo tempo, poi siamo connessi a reti di altri paesi. Sotto questo aspetto siamo abbastanza al sicuro.

Il clima estremo aumenta anche le disuguaglianze sociali, per molte famiglie ad esempio avere un condizionatore in casa è una costosa necessità. Cosa dovrebbe fare lo Stato a riguardo, quali sono gli interventi necessari?

È evidente che servono sostegni pubblici da investire nell’adattamento climatico. Ciò significa anche avere refrigerazione per vivere e lavorare in condizioni accettabili, non si può fare a meno dei condizionatori. Serve un maggiore investimento dello Stato nella resilienza e nell’adattamento, ad esempio piantando più alberi in città. Ci sono soluzioni per creare isole di refrigerazione sia in Europa che in Italia oltre a vari altri approcci interessanti, il punto è entrare in questa nuova ottica. Siamo a giugno e abbiamo le temperature che anni fa avevamo solo intorno a ferragosto ma, di nuovo, le soluzioni per affrontare ciò esistono.

Ogni estate riemerge un annoso problema, quello della crisi idrica che costringe al razionamento e all’interruzione dei servizi. I disagi per milioni di italiani sono concreti. Possibile non si riesca a trovare una soluzione?

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La nostra crisi non riguarda l’acqua ma le infrastrutture. Siamo tra i paesi più ricchi di acqua al mondo, abbiamo una media di 300 miliardi di metri cubi di precipitazioni all’anno e ne utilizziamo in totale 25-26 miliardi. Avremmo dunque una capacità di accumulo straordinaria se solo avessimo più dighe e una rete non eccessivamente datata come quelle che ci ritroviamo. Il vero punto è che le infrastrutture idriche in Italia non sono considerate pubbliche, non si riesce a capire perché l’acqua non esista nei bilanci dello Stato, delle regioni e dei comuni. Incredibile ma vero siamo un Paese che ormai da trent’anni, da dopo la legge Galli, non investe più nell’acqua. Le infrastrutture idriche non hanno la stessa dignità di quelle energetiche, digitali, stradali e via dicendo. Le aziende da sole non riescono a coprire tutti gli investimenti necessari, che sono colossali, e quindi continuiamo a perdere tantissima acqua. Come accennato abbiamo pure bisogno di maggiore capacità di accumulo, quindi più dighe, invasi e laghetti. L’acqua insomma dovrebbe entrare nei bilanci dello Stato. E poi non bisogna guardare solo al 20% che entra nelle nostre abitazioni, ma all’80% che viene largamente sprecato sia in agricoltura che dalle aziende. Penso a tutta l’acqua potabile che viene utilizzata per lavare, ad esempio, piazzali e macchinari senza pagare alcuna tariffa.

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Una battuta sui negazionisti climatici?

I negazionisti climatici sono sempre meno, la verità è sotto gli occhi di tutti ed è impossibile credere altro. Chi lo fa ha interesse a difendere i carburanti fossili, le attività estrattive e quanto connesso, ma la nuova energia non è quella. Il problema è che quando arriva una figura come Trump si bloccano tutti i processi di adattamento e mitigazione in atto.

Precedentemente ha toccato un tema a me assai caro, quello dell’inquinamento derivante dall’attività bellica. Vuole concludere aggiungendo qualcos’altro in merito?

Senza giri di parole: siamo a livelli impressionanti di emissioni di gas serra causate da guerre e conflitti armati. Purtroppo si tratta di un tema ancora escluso dagli accordi sul clima e che non viene trattato nelle conferenze in merito. Le emissioni, l’inquinamento e la deforestazione che ne deriva sono serie minacce che danneggiano anche la catena alimentare e l’ecosistema tutto. I problemi derivanti dall’attività bellica, oltre ai costi umani, sono davvero enormi.

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