Ruggero Gabbai porta alla Festa del Cinema di Roma l’eredità valoriale di Nedo Fiano

Il documentario, dedicato al sopravvissuto ad Auschwitz, rilancia i valori della democrazia, della pace e della non-violenza in un mondo sempre più divisivo

Ruggero Gabbai porta alla Festa del Cinema di Roma l’eredità valoriale di Nedo Fiano
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20 Ottobre 2026 - 00.34 Culture


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“In un mondo così divisivo, con tutti questi conflitti, sicuramente Gaza, 7 ottobre, l’Ucraina e la Russia, il messaggio è molto molto attuale”. Così il regista Ruggero Gabbai presenta alla Festa del Cinema di Roma “Nedo – Un italiano”, il documentario dedicato al fiorentino Nedo Fiano (1925-2020), sopravvissuto ad Auschwitz e diventato uno dei testimoni simbolo della Shoah. L’obiettivo è far capire come la sua eredità valoriale passi non solo attraverso il trauma, ma anche attraverso un’esperienza e valori fondati sulla democrazia, sulla pace e sulla non-violenza.

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Sopravvissuto al campo di concentramento perché arruolato nel Kanada Kommando, Fiano ha incontrato Gabbai oltre trent’anni fa per “Memoria” (1997), il suo documentario più famoso sull’Olocausto. Il regista, che negli ultimi anni ha realizzato anche ritratti di altri sopravvissuti, racconta di avere a disposizione oltre 15 ore di materiale su Fiano, parte delle 500 ore d’archivio registrate tra il 1994 e il 1996. Da questi file, inizialmente raccolti per un lavoro collettivo con tutti i testimoni, sono nati, su richiesta di Rai Cinema, documentari monotematici dedicati anche a Schlomo Venezia, Sami Modiano e Liliana Segre.

In “Nedo – Un italiano”, alle immagini e alle interviste d’archivio si affiancano i ricordi e le riflessioni dei figli Enzo, Andrea ed Emanuele e dei nipoti. Un’esigenza particolarmente importante in un momento in cui anche figure come Liliana Segre vengono attaccate sui social, in conseguenza dell’azione di Israele a Gaza.

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“Viviamo in un mondo dove il presente sembra essere l’unica cosa”, dice Gabbai, sottolineando come la mediatizzazione sui social e in televisione trasformi spesso le notizie in uno spettacolo. Il rischio è che tutto diventi divisivo e che, soprattutto per le nuove generazioni, si affermi una relativizzazione della storia, in cui vale tutto e il contrario di tutto. “Se anche persone che hanno portato un messaggio di non-violenza vengono attaccate, c’è un pericolo ed è la cosa peggiore che possa accadere”, conclude il regista.

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