I protagonisti del Mondiale, dentro e fuori dal campo

Rivalità sportive, sorprese e vicende extra calcio, ecco i personaggi che stanno catturando l’attenzione del pubblico. La favola di Tim Payne, terzino della Nuova Zelanda. La storia del tifoso tedesco Freddy e quella di Michael Kuku Mboladinga, conosciuto come “Lumumba”.

I protagonisti del Mondiale, dentro e fuori dal campo
Kuku Mboladinga, conosciuto come “Lumumba”.
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26 Giugno 2026 - 20.47 Culture


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di Enea Russo

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Con l’ultimo turno della fase a gironi ormai cominciato, si inizia a intravedere chi può diventare il protagonista assoluto della competizione. Fra tutti i possibili futuri campioni del mondo, quelli che fanno più discutere sono le grandi stelle Cristiano Ronaldo e Lionel Messi. Il trentanovenne argentino da quest’anno detiene il record di miglior marcatore nella storia dei Mondiali, mentre il quarantunenne portoghese è l’unico giocatore ad aver segnato in tutti e sei i Mondiali disputati, dal 2006 al 2026. I due fuoriclasse si sono rivelati ancora decisivi e questo ha infiammato il dibattito che più ha polarizzato la storia recente del calcio.

Questa competizione però, non è fatta solo di campioni affermati: ci sono anche giocatori che prima del grande evento erano completamente sconosciuti. Soprattutto ora che partecipano 48 squadre, il torneo è diventato un terreno fertile per calciatori rimasti nell’ombra. Un esempio è Tim Payne, terzino della Nuova Zelanda, anche se nel suo caso la notorietà è arrivata per fattori esterni al campo.

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La favola di Payne nasce dall’idea di “Elscarso”, un content creator argentino da due milioni e mezzo di follower. Il suo obiettivo era scovare il calciatore meno seguito del torneo per dargli maggiore notorietà e renderlo apprezzato da tutte le tifoserie. L’obiettivo è andato in porto: la viralità ha rapidamente raggiunto livelli incredibili, attirando l’attenzione di vari giornalisti esperti di calciomercato come Fabrizio Romano, che ha riportato il trasferimento del terzino neozelandese all’Olimpia, importante club del Paraguay.

A fare spettacolo non sono soltanto i giocatori, ma anche i tifosi finiscono sotto i riflettori, come è successo al tedesco Freddy, diventato famoso documentando sui social la sua avventura negli Stati Uniti per seguire la Germania. Freddy però, ha incontrato il suo primo ostacolo durante il viaggio: il maltempo in Texas ha causato numerose cancellazioni di voli, lasciando lui e i suoi amici bloccati a Houston e impossibilitati a raggiungere Toronto, dove la Germania affrontava la Costa d’Avorio.

Con le spalle al muro Freddy ha chiesto aiuto online, dando vita a vere e proprie raccolte fondi per permettere a lui e ai suoi amici di trovare mezzi alternativi per raggiungere il Canada. Il movimento nato sui social è stato così grande che perfino la compagnia di servizi aerei privati AirShare ha messo a disposizione uno dei suoi aerei. Alla fine Freddy e i suoi amici sono comunque riusciti a partire, con un volo dell’American Airlines grazie all’intervento dell’ex stella della NFL JJ Watt. Il viaggio di Freddy negli Stati Uniti ha fatto così tanto scalpore da attirare perfino l’attenzione dell’ambasciatore Nick Adams, rappresentante di Donald Trump per il turismo, che ha rivelato di essere un suo fan e lo ha invitato a visitare la Casa Bianca.

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Un altro tifoso che ha fatto scalpore è Michael Kuku Mboladinga, conosciuto come “Lumumba”. Un soprannome dato in onore di Patrice Lumumba, figura simbolo dell’indipendenza della Repubblica Democratica del Congo, prima del 30 giugno 1960 colonia belga. In quella giornata, davanti alle autorità e ai rappresentanti del nuovo Stato, Lumumba teneva un discorso in cui denunciava il razzismo e le umiliazioni subite dal popolo congolese durante il periodo coloniale. Pericoloso per gli interessi minerari occidentali, fu assassinato nel 1961 dalle forze paramilitari del dittatore Mobutu, insediato e sostenuto soprattutto da Belgio e Stati Uniti e per trent’anni leader del regime autoritario presente nel paese. Per decenni sono perdurate domande su quanto possano essere stati complici Belgio e Stati Uniti nella sua morte.

Michael Kuku Mboladinga si ispira proprio a questa importante figura e la sua performance della statua immobile per l’intera gara aveva già fatto il giro del mondo durante la Coppa d’Africa. Lo abbiamo visto ancora durante la partita tra la Repubblica Democratica del Congo e la Colombia dove Mboladinga mantiene vivo il ricordo dell’eroe nazionale trasformandosi, per novanta minuti, in una copia vivente della statua di Lumumba che domina la capitale Kinshasa. Nessun canto, nessun movimento. Semplicemente resta immobile. Per questo tutti lo notano, perché è lì, con il braccio alzato per tutta la durata dell’incontro. Vuole trasmettere un messaggio di resistenza emotiva, proprio come Lumumba che sacrificò la propria vita per il suo Paese.

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