La Chiesa è la sola istituzione globale al mondo che può offrire risposte rivoluzionarie: ce la farà Leone?

Leone per me è sulla stessa lunghezza d’onda di Francesco, sebbene per natura, per carattere,  non abbia un linguaggio poetico. Avrebbe bisogno di un “contesto” propulsivo, invece ha un circondario frenante.

La Chiesa è la sola istituzione globale al mondo che può offrire risposte rivoluzionarie: ce la farà Leone?
Leone XIV
Preroll AMP

Riccardo Cristiano Modifica articolo

29 Agosto 2025 - 20.03


ATF AMP

1973: uno slogan pubblicitario irrompe sulle mura delle città italiane: “Non avrai altro jeans all’infuori di me”. Era la pubblicità dei jeans Jesus. La Chiesa reagì,  con un articolo che Pasolini definì “piagnucoloso”, sull’Osservatore Romano, dal quale filtrava la speranza in qualche provvedimento giudiziario o di polizia. Ma lì sotto c’era ben altro che un qualcosa di offensivo: c’era una sfida e il neo-capitalismo, con la sua cultura consumista, da amico si manifestava come il vero nemico: questa la tesi che espresso Pasolini il 17 maggio 1973 sul Corriere della Sera, concludendo il suo testo così: “ lo slogan di questi jeans non si limita a comunicarne la necessità del consumo, ma si presenta addirittura come la nemesi — sia pur incosciente — che punisce la Chiesa per il suo patto col diavolo. L’articolista dell’«Osservatore» questa volta sì è davvero mostrato indifeso e impotente: anche se magari magistratura e poliziotti, messi subito cristianamente in moto, riusciranno a strappare dai muri della nazione questo manifesto e questo slogan, ormai si tratta di un fatto irreversibile anche se forse molto anticipato: il suo spirito è il nuovo spirito della seconda rivoluzione industriale e della conseguente mutazione dei valori”.

Top Right AMP

Ricordare quei giorni, il dibattito su quella pubblicità e il suo significato, mi sembra il modo per arrivare alle parole pronunciate al Meeting di Rimini dal grande scrittore spagnolo Javier Cercas, che danno con delicatezza ma anche con chiarezza una risposta al punto odierno: “La Chiesa odierna ha un problema molto evidente: deve cambiare il suo linguaggio, manca di vitalità, è vecchio, mentre il cristianesimo comunicato da Gesù è un messaggio rivoluzionario”. Per Cercas Cristo era “un sovversivo che diceva cose pericolose, ma la sua rivoluzione Cristo l’ha fatta con parole attraenti, nuove”.  Tanti anni dopo la pubblicità dei jeans Jesus non si coglie che Pasolini aveva diverse ragioni? 

Pensandoci si coglie la fondatezza di quanto dice Javier Cercas: lo si può realizzare in tanti modi, il più efficace per me è ricordarsi della comunicazione non vecchia ma vitale di papa Francesco. La comunicazione “non vitale” la possiamo riconoscere nello stile “curiale”,  lo stile usato dall’Osservatore Romano di allora per contestare lo slogano del jeans Jesus, auspicando qualche tutela dall’alleato, senza capire che era diventato  il nemico:  allora la comunicazione viva diviene anticuriale e si ritrova nell’urlo contro quello slogan di Pasolini: i jean Jesus con il loro slogan annunciano “il nuovo spirito della seconda rivoluzione industriale”. Francesco ha urlato, ricordo ad esempio  il famoso “un’economia che uccide”.   

Dynamic 1 AMP

Ma è “il patto con il diavolo”, di cui parlava Pasolini,  il punto nevralgico sul quale si deve ragionare. Nella sua lunghissima storia la Chiesa aveva ritenuto di poter identificare sé stessa con lo spazio, l’unico spazio mondiale. L’ impensabile resistenza dell’islam, della sua fede nella profezia muhammadica, la ha salvata da questo sogno totalitario. 

La visione teocratica, che mirava a sottoporre il potere temporale a quello spirituale, è sopravvissuta fino alla Rivoluzione Francese, strutturandosi pian piano  nel patto con la nobiltà: poi, preso atto dello Stato borghese, si è data vita a un’alleanza, con la Chiesa che diveniva instrumentum regni, in cambio di tutele, la sperata Maginot. Ma mai la Chiesa ha avuto il solo questo orizzonte “romano”: il papato teocratico di Innocenzo III è stato anche il papato che ha dato la prima approvazione, tra tante difficoltà, alla regola del rivoluzionario d’Assisi, San Francesco. Questa ricca dialettica interna ha accompagnato la Chiesa per secoli finché il Concilio Vaticano II ha salutato sia il progetto teocratico ed  i suoi sviluppi.  

Ma una rivoluzione come quella conciliare non diventa realtà in un giorno e Pasolini ha visto il prodotto del compromesso tra  Chiesa e “Stato borghese”, capitalista; in cambio di leggi e tutele si restava aggrappati al sistema che si identificava con il capitalismo e quindi con lo spirito della seconda rivoluzione industriale. 

Dynamic 1 AMP

Dopo la novità del Concilio c’è stata una fase interpretativa, con novità rilevanti e poi una “novità attuativa” con Francesco? Ritengo di sì:  Innocenzo III riassumeva il suo progetto teocratico con la metafora della Chiesa-sole che illuminava la luna, il potere temporale. Papa Francesco è stato eletto papa dopo aver pronunciato un discorso fondato su una metafora opposta: la Chiesa-luna, che brilla di luce riflessa, quella di Cristo. Il potere temporale scompare: la Chiesa ha un altro orizzonte! Questa rivoluzione annunciata da Bergoglio prima del Conclave che lo ha eletto ha comportato un libero confronto tra carismi diversi nella Chiesa, nella ricerca  della vera armonia tra di essi, che viene dall’azione dello Spirito Santo. Lui, non la Curia, fa l’armonia. 

Così Francesco, riproponendo Gesù al centro della Chiesa e della sua predicazione, non il rapporto con il potere temporale, ha riaperto le porte al linguaggio rivoluzionario del Vangelo.   Il suo pontificato ha posto al centro, a mio avviso, proprio la lettura che diede Pasolini del famoso detto evangelico, “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Separazione dei poteri? Certo, ma non solo, è anche contrapposizione dei poteri: la Chiesa è per Pasolini un contropotere, sempre, e questo emergeva per lui nella “e” di questa frase evangelica, intesa non come “e” congiuntiva ma disgiuntiva. Questo è quel che Francesco ha comunicato al mondo con il suo linguaggio poetico, romantico, che pone al centro dell’uomo il cuore. E’ il cuore che comanda e allora è al cuore che si deve parlare. Ma questa novità, il ritorno alla sua matrice rivoluzionaria, ha inteso mandare a gambe all’aria il patto con il diavolo e per questo ha avuto fortissime resistenze, contrarietà, opposizioni. E ora? 

Il recente digiuno della Chiesa cattolica per la pace nel mondo, effettuato in “splendida solitudine” per la difficoltà evidente a trovare anche con altre chiese una base comune, rende evidente che nel mondo senza più istituzioni universali la Chiesa può avere un ruolo da player globale, quale unica istituzione universale rimasta, se sfida tutte le incrostazioni, tutti i patti col diavolo che in giro per il mondo si vedono o si propongono. Non solo con il neo-capitalismo, anche con i nazionalismi aggressivi, che hanno a Washington una centrale globale. Gli epicentri di questo nazional-capitalismo sono molteplici e la sfida è talmente assoluta da non sopportare linguaggi mediani: o la Chiesa si adegua o sfida un ordine ingiusto. 

Dynamic 1 AMP

Ce la può fare la Chiesa a divincolarsi da quella che è diventata una morsa, per sé come per molti altri? Da una parte la fede  sfidata dal potere del neo-capitalismo e dall’altra dal nazionalismo: le due ali stanno convergendo su San Pietro, ultimo bastione dell’utopia universale. L’utopia ovviamente è un dato tendenziale, ma è anche l’orizzonte. 

Il papato di Leone XIV, per ciò che lui ha detto sui temi di fondo, è un papato in linea con quello di Francesco. Faccio un esempio riprendendo quanto hanno detto su Gaza. Le più recenti parole di leone sono queste: “Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate il fuoco permanente, si faciliti l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari, e venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l’obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza, e di spostamento forzato della popolazione”. 

Nel messaggio pasquale, il giorno prima di morire, Francesco ha detto: “  Preoccupa il crescente clima di antisemitismo che si va diffondendo in tutto il mondo. In pari tempo, il mio pensiero va alla popolazione e in modo particolare alla comunità cristiana di Gaza, dove il terribile conflitto continua a generare morte e distruzione e a provocare una drammatica e ignobile situazione umanitaria. Faccio appello alle parti belligeranti: cessate il fuoco, si liberino gli ostaggi e si presti aiuto alla gente, che ha fame e che aspira ad un futuro di pace!” Accenti diversi, certo, ma piena continuità. Ma il punto bergogliano, che parlava in quel testo a ciascuno di noi, è questo: “Non venga mai meno il principio di umanità come cardine del nostro agire quotidiano”. Se non avesse percepito questo rischio, nostro prima che  altrui, non penso che lo avrebbe detto. Questo è sempre più il punto: chi siamo? Cosa regola il nostro agire? Oggi non si può restare alla finestra; Francesco avrebbe detto “balconear”, cioè guardare la vita dal nostro balcone. 

Dynamic 1 AMP

Leone per me è sulla stessa lunghezza d’onda di Francesco, sebbene per natura, per carattere,  non abbia un linguaggio poetico. Avrebbe bisogno di un “contesto” propulsivo, invece ha un circondario frenante. Leone mi  appare frenato da pressioni incentrate sul resistente impulso cesaropapista: ci si tutela chiudendo gli occhi e chiedendo in cambio tutele. Questa visione si presenta sotto le vesti di tutrice dell’unità della Chiesa, che richiede difesa di alcuni capisaldi cattolici da parte del potere temporale; famiglia tradizionale, fine vita, contraccezione. Non so se sia vero che tra chi frequenta le Chiesa ci sia uniformità.   Ma la Chiesa non si può fare solo con chi va in Chiesa. La Chiesa si fa con il mondo, è stata la Chiesa in uscita di Francesco e ora la Chiesa missionaria di Leone. Dunque quel vasto mondo “grigio” che è il futuro della Chiesa è fuorviante definirlo “grigio” perché ha mille colori, quindi è uno spazio plurale, da abitare!  

Ma la cultura “curiale” dirà di fare attenzione,  le  frizioni ecclesiali acuite da Francesco ora sembrano superate, le grandi tensioni interne che hanno segnato il pontificato di Francesco sembrano acquietate. Questo probabilmente  soddisfa gli strateghi dell’ “appeasement” cattolico, di una ricomposizione interna che “tagli le ali”,   si concentri  sul patto possibile: dunque si spinge per favorire un’uniformità opaca al posto del libero fiorire dei carismi. In mezzo alle rapide dell’oggi la Chiesa ha il problema di uniformarsi?  

Forse in altri tempi avrebbe potuto funzionare, oggi sembra un rassegnarsi all’irrilevanza: in Ucraina,  in Medio Oriente, nel Mediterraneo, in America, gli eventi hanno una forza dirompente davanti alla quale il low-profile diverrebbe sinonimo di irrilevanza. Infatti Javier Cercas  fotografa il problema dell’oggi davanti a emergenze che cambieranno il mondo; il linguaggio della Chiesa “manca di vitalità, è vecchio”. Serve, insomma, una Chiesa rivoluzionaria, una Chiesa che parli al cuore dell’uomo. 

Dynamic 1 AMP

Non è la quiete della diarchia “fede-ragione” fredda, giusta ma algida, quella che può risvegliare il mondo con il cristianesimo; è il sapersi rivolgere al cuore degli uomini, tutti. Guardiamoci attorno: in tanti contesti si pensa di poter sradicare il male, per sempre, chiudendo la porta e buttando la chiave, poi rintanandoci tutti nella nostra nazione-fortezza. Contemporaneamente si pensa che l’uomo non possa avere altro orizzonte che quello di essere un fedele, devoto ai nuovi idoli. L’ateismo sta morendo nell’inconsapevolezza di essere stato sostituito nei cuori di molti dal neo-paganesimo. La Chiesa sta meglio,  è la sola istituzione globale rimasta al mondo che può offrire risposte rivoluzionarie.  Se vuole. Ce la farà Leone?

FloorAD AMP
Exit mobile version