Kit di sopravvivenza per superare 72 ore senza corrente
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Kit di sopravvivenza per superare 72 ore senza corrente

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Kit di sopravvivenza per superare 72 ore senza corrente
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18 Febbraio 2026 - 13.03


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Poche settimane fa gli olandesi hanno ricevuto per posta un opuscolo di 32 pagine intitolato “Preparati a una situazione di emergenza”. All’interno, istruzioni dettagliate su come sopravvivere a un attacco digitale capace di paralizzare il Paese: cibo in scatola, radio a batterie, coperte termiche, riserve d’acqua. Scenari da incubo, con famiglie abbracciate davanti a immagini di carri armati e computer spenti. La reazione? Tra l’irritato e il terrorizzato. Ma se lo stesso scenario si verificasse in Italia, come ci comporteremmo durante 72 ore senza elettricità?

Il kit dell’italiano medio: pasta, caffè e qualche bestemmia

Dimentichiamo per un attimo i pacchetti di sopravvivenza venduti online tra i 74 e i 559 euro. Un italiano medio, di fronte all’ipotesi di tre giorni al buio, probabilmente riempirebbe la dispensa con scorte di pasta, pelati e caffè – rigorosamente da preparare con la moka a gas, unico vero alleato in caso di emergenza. Forse aggiungerebbe qualche scatoletta di tonno e, per i più previdenti, una radio a pile rispolverata dalla cantina. Le coperte termiche? Quelle del nonno andranno benissimo. Rispetto agli olandesi, che pianificano punti d’incontro raggiungibili a piedi, noi probabilmente ci affideremmo al classico “ci vediamo al bar” – salvo scoprire che anche quello è chiuso.

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Le prime 24 ore: quando il Wi-Fi diventa un miraggio

Il vero dramma di un blackout totale non sarebbe tanto la mancanza di luce, quanto l’impossibilità di connettersi a Internet. Nel giro di poche ore, le batterie delle antenne mobili si esaurirebbero, lasciandoci senza rete. Niente social, niente news, niente possibilità di chiamare parenti in preda al panico. I semafori spenti trasformerebbero le città in giungle automobilistiche, mentre i bancomat rimarrebbero muti e inutilizzabili. Chi non ha contanti in tasca? Semplicemente escluso da qualsiasi transazione. E per gli appassionati di scommesse sportive, sarebbe una tragedia nel tragedia: non solo impossibilitati a guardare le partite in TV, ma anche a controllare le quotazioni per capire la favorita.

Il secondo giorno: acqua e realtà

Superata la fase dello shock digitale, il secondo giorno senza corrente porterebbe problemi ben più concreti. L’acqua corrente, che diamo per scontata, dipende da pompe elettriche e autoclavi. Senza energia, i rubinetti ai piani alti si seccherebbero nel giro di ore, seguiti da quelli ai piani bassi. Niente docce, niente sciacquoni, nessun modo di lavarsi. I frigoriferi e i congelatori, ormai spenti da oltre 24 ore, trasformerebbero tonnellate di cibo fresco in rifiuti organici maleodoranti. Gli ospedali, dotati di generatori diesel, inizierebbero a fare i conti con le scorte di carburante in rapido esaurimento – e con le pompe di benzina spente, rifornirli diventerebbe un’impresa.

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Il terzo giorno: quando il blackout diventa incubo

Al terzo giorno, l’Italia si ritroverebbe nel buio totale dopo il tramonto. Niente illuminazione stradale, niente allarmi, niente telecamere di sicurezza. Il rischio di sciacallaggio aumenterebbe in modo esponenziale, mentre le forze dell’ordine farebbero fatica a coordinarsi senza reti mobili. Le fogne, dipendenti da pompe di sollevamento elettriche, smetterebbero di funzionare, creando seri problemi igienico-sanitari nelle città. E anche quando l’emergenza finisse, il sistema elettrico non potrebbe ripartire semplicemente “premendo un interruttore”: il cosiddetto Black Start richiederebbe giorni di lavoro per sincronizzare gradualmente le centrali, isola per isola.

Meglio ridere ora che piangere dopo

Forse il kit olandese, con le sue istruzioni dettagliate e scenari apocalittici, non è poi così assurdo. Certo, l’idea di ricevere per posta un opuscolo che ci invita a prepararci alla guerra digitale può sembrare esagerata. Ma tra una risata e l’altra, varrebbe la pena chiedersi: abbiamo almeno una torcia funzionante in casa? Probabilmente no. E quando l’ultima batteria del cellulare si spegnerà, scopriremo che il vero lusso non era il Wi-Fi ultraveloce, ma semplicemente un rubinetto che erogava acqua.

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