La Sala Stampa vaticana ha annunciato i prossimi viaggi apostolici di Papa Leone XIV: il Principato di Monaco, quattro Paesi africani, la Spagna, Lampedusa. Itinerari molto diversi tra loro, ma comunicati insieme in modo da suggerire che il pontificato di Prevost sarà legato alla sede romana tanto quanto sarà itinerante.
E giunge un messaggio chiaro ed inequivocabile: nel giorno dell’Indipendenza americana, il papa americano sarà a Lampedusa – porta e frontiera d’Europa e snodo delle migrazioni mediterranee – riconnettendosi così al viaggio che Francesco fece nel 2013.
Ma il ciclo di viaggi si apre nel Principato di Monaco, prima volta nella storia moderna che un Pontefice si reca in questo micro-Stato che, al di là dei fasti per i quali è noto, è molto impegnato sui temi dell’ecologia integrale e della dignità della persona.
Il cuore del semestre è l’Africa. L’Algeria è tappa più personale per il papa agostiniano in quanto è la terra di Agostino. Ma l’Algeria è anche un Paese a stragrande maggioranza musulmana, con meno dell’uno per cento di cristiani. La scelta ha un’evidente dimensione di dialogo interreligioso. Il contesto politico è complesso. Le elezioni parlamentari che si terranno entro giugno saranno un momento critico, e il Papa porterà una domanda di libertà.
In Camerun Leone toccherà con mano la guerra civile. Quello che era cominciato come protesta pacifica di avvocati e insegnanti si è trasformato in conflitto armato tra separatisti e un esercito accusato di gravi violazioni dei diritti umani.
L’Angola è la terza economia dell’Africa subsahariana e secondo produttore di petrolio di quell’area, ma oltre il quaranta per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà mentre un’oligarchia legata al partito di governo controlla le risorse da mezzo secolo. La Chiesa cattolica angolana ha progressivamente assunto posizioni più critiche, denunciando povertà e intolleranza politica. Leone troverà una Chiesa viva e coraggiosa.
Ultima tappa africana sarà la Guinea Equatoriale governata dal 1979 da Teodoro Obiang, capo di Stato tra i più longevi del mondo, a capo di una dittatura familiare. Enormi riserve di petrolio, eppure tre quarti della popolazione sotto la soglia di povertà. Il Papa non visita i regimi: visita i popoli.
Infine, la Spagna. Leone inaugurerà la nuova torre della Sagrada Familia nel centenario della morte di Gaudí. La tappa alle Canarie si connette a Lampedusa: l’altra grande porta dell’immigrazione africana verso l’Europa.
Leone va dove c’è conflitto e repressione. Va dove la Chiesa cresce, nell’Africa che sarà il futuro del cattolicesimo. Va sulle orme di Agostino in terra islamica per dire che il dialogo tra le fedi è una necessità. Va nella vecchia Europa dove la fede vive una crisi profonda e l’accoglienza dei migranti è la nuova linea di faglia morale.
Quella di Leone è la mappa di un mondo che soffre, e di una Chiesa che sceglie di starci dentro.