Memoria: i monaci di Tibhirine e padre Robert Prevost restarono accanto alla gente nonostante le violenze

Monaci e sacerdote affrontarono terrorismo in Algeria e Perù, scegliendo di restare con le comunità: un gesto di presenza, coraggio e solidarietà umana.

Memoria: i monaci di Tibhirine e padre Robert Prevost restarono accanto alla gente nonostante le violenze
Monaci trappisti di Tibhirine in Algeria
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Antonio Spadaro Modifica articolo

29 Marzo 2026 - 21.36


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All’inizio della Settimana Santa, quando la memoria cristiana si concentra sul mistero della croce e della fedeltà fino alla fine, ricordiamo una vicenda che attraversa due continenti e due storie apparentemente lontane: quella dei sette monaci trappisti di Tibhirine, in Algeria, rapiti da terroristi islamisti nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996, trent’anni fa, e poi uccisi, e quella di Robert Prevost nel Perù degli anni di Sendero Luminoso.

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In Algeria, negli anni Novanta, la violenza del terrorismo islamista travolgeva villaggi, intellettuali, religiosi. I monaci di Tibhirine sapevano di essere esposti. Eppure, rimasero. per una logica semplice e radicale: non si abbandona una comunità nel momento della paura.


Dall’altra parte del mondo, negli stessi anni, p. Robert Prevost faceva una scelta analoga. Il Perù, dove si trovava stabilmente dal 1988, era attraversato dalla violenza cieca e sistematica del terrorismo di Sendero Luminoso. Anche lì, essere sacerdote significava essere un bersaglio. Gli offrirono protezione. Rifiutò: non voleva sottrarsi alla stessa vulnerabilità della gente che serviva.

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Alcuni sacerdoti furono uccisi, ma per l’allora p. Prevost restare era importante, perché significava continuare a stare accanto alle persone.


Le due storie, una in Algeria e una in Perù, condividono la stessa struttura morale. Restare non cambia il corso della violenza. Non ferma le armi, non evita il dolore. Eppure, cambia tutto: perché chi resta diventa un punto fermo, un “ramo” su cui altri possono posarsi, per usare un’immagine semplice e potente tratta dal film Uomini di Dio, il film di Xavier Beauvois che nel 2010 vinse il Gran premio della giuria a Cannes.


Questa scelta dice qualcosa anche al nostro presente, segnato da crisi e paure globali. È importante essere presenti, restare perché la relazione conta più della sicurezza.

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All’inizio della Settimana Santa, questa memoria ci aiuta a capire il senso del sacrificio della croce. E offre uno spunto per meditare sul viaggio di Leone XIV in Algeria che avverrà tra pochi giorni.

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