I dubbi di Tommaso e la fede borghese che tocca poco sia il cuore che la mente
Top

I dubbi di Tommaso e la fede borghese che tocca poco sia il cuore che la mente

Tommaso ci insegna che è legittimo dubitare, ma anche doveroso chiedere, ricercare, anelare a vedere il buon Dio.

I dubbi di Tommaso e la fede borghese che tocca poco sia il cuore che la mente
Preroll

Rocco D'Ambrosio Modifica articolo

11 Aprile 2026 - 18.01


ATF

Il Vangelo odierno: La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome (Gv 20, 19-31).

Leggi anche:  La Pasqua ci induce a non rinchiuderci in una cultura gretta e razzista, sprezzante della democrazia e della solidarietà

Quello sui segni della presenza di Dio è un tema comune a tutte le religioni e anche a chi cerca di dare risposte, personali o comunitarie, piccole o grandi, al senso della presenza di Dio fra noi. Ho diversi amici non credenti e in alcuni di loro ammiro il grande rispetto e delicatezza nell’avvicinarsi al tema. In alcuni casi mostrano molta più sensibilità e intelligenza di alcuni cattolici, persi in una fede borghese oppure devozionistica, che tocca poco sia il cuore che la mente. Non ci sono solo le pagliacciate di Trump nello scimiottare il papa, riunioni di preghiera e investiture religiose della sua persona come novello “cristo” o “messia”. C’è anche un devozionismo, magico e irrazionale, che dilaga anche nelle nostre comunità. Non fa male ricordare il monito di di Gesù: “Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). Non sono rosari e messe (utili solo se ci sono le opere cristiane che ne scaturiscono) ma l’amore per Dio e per gli altri a renderci credenti, come il Signore ci insegna.

Leggi anche:  La Pasqua ci induce a non rinchiuderci in una cultura gretta e razzista, sprezzante della democrazia e della solidarietà

Ritorniamo un attimo al brano di questa domenica e, in particolare,  alla sua conclusione: “Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro”. Se fossimo stati contemporanei di Gesù e autori di un Vangelo, forse, avremmo scritto molto di più. Invece il Vangelo è così sintetico e preciso. E’ ovvio che ‘l’interesse degli evangelisti non è la cronaca, né il reportage, ma altro, cioè: “questi segni sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. Negli atteggiamenti devozionistici, non a caso, si corre da un santuario a un altro per … “vedere”. Ma non ci basta il Vangelo? E se non ci basta il Vangelo, forse c’è qualche problema serio nel nostro modo di credere.

In un momento in cui le parole si sprecano, è un po’ difficile accettare l’essenzialità e la brevità del Vangelo. Troppe parole generano spesso mancanza di significati profondi. Per questo abbiamo bisogno di “toccare con mano”, “provare praticamente” per convincerci della verità di un evento. Siamo certamente come Tommaso. Gesù ritorna ad apparire per lui, Tommaso, l’incredulo, colui che otto giorni prima aveva detto: “se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”. E gli dice di toccarlo, nei segni più autentici ed emblematici del suo patire: le mani e il costato. Per questo Tommaso afferma: “mio Signore e mio Dio”.

Leggi anche:  La Pasqua ci induce a non rinchiuderci in una cultura gretta e razzista, sprezzante della democrazia e della solidarietà

In questo cammino Tommaso ci insegna che è legittimo dubitare, ma anche doveroso chiedere, ricercare, anelare a vedere il buon Dio. Agostino ci ricorda che il dubbio di Tommaso è stato causa di una importante beatitudine: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” Ossia beati noi.

Ma questa beatitudine non ci toglie la fatica di ricercare, di dare e ridare significato alle parole, di scrutare i segni dei tempi, di scorgere la presenza di Dio nelle piccole come nelle grandi manifestazioni. Scriveva Primo Mazzolari: “La vita di ognuno è un’attesa. Il presente non basta a nessuno. In un primo momento pare che ci manchi qualcosa. Più tardi ci si accorge che ci manca Qualcuno: e lo attendiamo”.

Native

Articoli correlati