Il 15 maggio 2026 papa Leone XIV ha firmato la sua prima enciclica. Il giorno dopo ha istituito una nuova commissione interdicasteriale. Entrambi gli atti riguardano lo stesso tema: l’intelligenza artificiale. Insieme, i due gesti costituiscono la più significativa risposta istituzionale all’AI da parte di un grande organismo religioso a livello mondiale, e forse il segnale più chiaro, finora, che il Vaticano intende fare qualcosa di più che formulare avvertimenti intelligenti dai margini del dibattito. L’intelligenza artificiale non è più soltanto un oggetto di riflessione etica. È una realtà che attraversa ormai la vita stessa della Chiesa: la comunicazione, le istituzioni educative, i processi dottrinali, la diplomazia.
Il giorno dopo il Papa ha istituito una Commissione sull’intelligenza artificiale, riunendo sette istituzioni vaticane sotto un coordinamento annuale a rotazione, che comincia dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, guidato dal cardinale Michael Czerny. Della commissione fanno parte anche il Dicastero per la Dottrina della Fede, il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, il Dicastero per la Comunicazione, la Pontificia Accademia per la Vita e le due Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali. La composizione stessa è una mappa: mostra come il Vaticano comprende oggi il problema. L’AI tocca fede e ragione, formazione e informazione, scienza e coscienza. Non può essere confinata in un unico ambito. Mettere allo stesso tavolo organismi così diversi significa riconoscere che nessuna competenza, da sola, è sufficiente a cogliere l’intera portata del fenomeno. E che la Chiesa, se vuole essere seria, deve pensare attraversando i propri confini istituzionali.
Il disegno della commissione, perché riflette un modello realmente nuovo di governo vaticano: un modello che deve molto alla riforma della Curia voluta da papa Francesco con Praedicate Evangelium e alla sua richiesta di collaborazione tra i diversi dicasteri.
E poi nella commissione c’è Christopher Olah. Olah è cofondatore di Anthropic, società americana di intelligenza artificiale, e guida la ricerca sull’interpretabilità: lo sforzo di rendere trasparenti e comprensibili i processi decisionali interni dei sistemi di AI. La sua presenza nell’Aula del Sinodo è il dettaglio più rivelatore dell’intero evento. Il Vaticano non sta semplicemente parlando di tecnologia con i teologi. Sta invitando al tavolo qualcuno che questi sistemi li costruisce.
Con un’enciclica sull’AI, Leone XIV afferma che la tecnologia è uno dei luoghi dove si decide, ogni giorno, che cosa significhi essere umani. Il titolo — Magnifica Humanitas — dice che la risposta della Chiesa sarà di affermazione, non di paura. Non tecnofobia, ma impegno a magnificare ciò che è propriamente umano. Qualcosa si muove, a Roma. Non ha ancora una forma stabilita. Forse è proprio questo il punto.
