La Fraternità sacerdotale San Pio X ha compiuto il passo che il Vaticano aveva chiesto fino all’ultimo di evitare. A Econe, in Svizzera, sono stati consacrati quattro nuovi vescovi nonostante l’esplicito invito di Papa Leone XIV a sospendere la cerimonia. Secondo il diritto canonico, un’ordinazione episcopale effettuata senza il mandato pontificio comporta la scomunica latae sententiae, cioè automatica, e apre una frattura che la Santa Sede considera di natura scismatica. Una comunicazione ufficiale del Vaticano è attesa nelle prossime ore o nei prossimi giorni.
La celebrazione si è svolta nella mattinata di oggi secondo il rito tradizionale in latino. Il momento centrale della consacrazione è stato l’imposizione delle mani sui candidati da parte del vescovo celebrante, mons. Alfonso de Galarreta, affiancato da mons. Bernard Fellay come co-consacrante. Successivamente si sono svolti gli altri riti previsti dalla liturgia episcopale.
I nuovi vescovi consacrati sono don Pascal Schreiber, svizzero, don Michael Goldade, statunitense, e i francesi don Michel Poinsinet de Sivry e don Marc Hanappier. Gli organizzatori hanno parlato della presenza di oltre 17 mila fedeli.
L’evento richiama inevitabilmente quanto avvenne il 30 giugno 1988, quando il fondatore del movimento, Marcel Lefebvre, procedette alla consacrazione di quattro vescovi senza l’autorizzazione di Giovanni Paolo II. In quell’occasione la Santa Sede dichiarò la scomunica di Lefebvre, del vescovo brasiliano Antonio de Castro Mayer e dei quattro presuli consacrati: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Giovanni Paolo II definì quell’iniziativa «un atto di disobbedienza» e la qualificò come «atto scismatico».
Nei giorni precedenti alla cerimonia, Papa Leone XIV aveva rivolto un ultimo appello ai lefebvriani attraverso una lettera indirizzata al superiore della Fraternità, don Davide Pagliarani. Il Pontefice aveva scritto: “Vi prego con il cuore, tornate indietro, lacerare la tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori”.
In un’altra missiva, datata 29 giugno e resa pubblica il giorno successivo, il Papa aveva inoltre ribadito: “Colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione”.
La Fraternità San Pio X aveva risposto respingendo le accuse di voler rompere con Roma. In una nota aveva sostenuto: “Paradossalmente, nel contesto odierno, ci sembra proprio di dovere fare tutto il possibile per cucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con un autentico spirito cattolico. Chiediamo semplicemente di considerare l’autenticità di questa intenzione prima di prendere una decisione in merito alla Fraternità sacerdotale. Non è troppo tardi. Lungi da noi l’idea di separarci dalla Chiesa romana; al contrario desideriamo servirla in modo straordinario”.
Anche durante la celebrazione di oggi, don Davide Pagliarani ha difeso la scelta della Fraternità. Nell’omelia pronunciata a Econe ha dichiarato: “Siamo accusati di non amare il Papa, siamo accusati di non rispettarlo ma è proprio perché amiamo il Papa come Vicario di Cristo” noi “non vogliamo più vedere il Papa umiliato, messo sullo stesso piano dai falsi pastori”.
Il superiore lefebvriano ha poi aggiunto: “Perché non veniamo capiti? Il problema è che parliamo due lingue diverse”, “noi parliamo la lingua delle fede”, “il linguaggio della tradizione” e “davanti a noi troviamo un linguaggio che parla di altre cose, il linguaggio dell’inclusione, del dialogo, dell’accompagnamento. Noi invece vogliamo la fede. Poi certo nella fede dialoghiamo con le persone per convertirle”.