È appena uscito un nuovo libro di Papa Leone XIV sulla pace. Si apre con una domanda che gela il sangue: «La specie umana deve continuare ad abitare la Terra?». Ma per capire da dove nasce, bisogna risalire una storia lunga: quella di una espressione che la Chiesa, da ottant’anni, sta smontando. L’espressione è «guerra giusta».
Per secoli è stata un argine: serviva a dare regole alla violenza, a stabilire quando un conflitto fosse lecito. Poi è arrivata la bomba atomica.
La prima crepa la aprì Pio XII. Nel Natale del 1944 disse che la guerra, come mezzo per risolvere le controversie tra i popoli, è «ormai sorpassata». Giovanni XXIII andò oltre: nell’era nucleare — scrisse nella Pacem in terris — pensare alla guerra come strumento di giustizia è contrario alla ragione. Il Concilio Vaticano II chiese di guardarla con «mentalità completamente nuova». Giovanni Paolo II lo gridò davanti ai conflitti del Golfo e dell’Iraq: mai più la guerra. E il cardinale Ratzinger, prima di diventare Benedetto XVI, arrivò a domandarsi se oggi sia ancora lecito ammettere che una «guerra giusta» esista.
Con Francesco il dubbio diventa sentenza. Nella Fratelli tutti scrive che è «molto difficile» parlare ancora di guerra giusta, e in nota aggiunge che quel concetto, forgiato da sant’Agostino, «oggi non lo sosteniamo più». E a Hiroshima aveva già detto immorale non solo l’uso, ma il possesso stesso delle armi atomiche.
E arriviamo a Leone XIV, agostiniano, che chiude il cerchio. Le sue parole non lasciano margini: «Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto». Ottant’anni dopo Pio XII, quasi la stessa parola: allora «sorpassata», oggi «superamento». Cambia il vocabolo, non il giudizio.
E torna, netta, la domanda dell’inizio: la specie umana deve continuare ad abitare la Terra?