Sudan: un giornalista rischia la pena di morte
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Sudan: un giornalista rischia la pena di morte

Abuzar Al Amin è vicecaporedattore di un quotidiano vicino al partito di opposizione. Condannato a 5 anni, doveva essere liberato il 3 luglio, rischia di essere giustiziato.

Sudan: un giornalista rischia la pena di morte
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22 Luglio 2011 - 15.56


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Rischiare la vita per un articolo. Succede questo oggi in Sudan. Abuzar Al Amin è vicecaporedattore di ‘Rai Al Shaab’, un quotidiano di opposizione vicino al Partito del Congresso Popolare, è stato arrestato il 15 maggio del 2010 e condannato a cinque anni di carcere per “attentato alla Costituzione” e “pubblicazione di notizie false”. Il suo giornale è stato sospeso per un anno, in prigione sono finiti anche il direttore e il capo della redazione politica. Tutti hanno denunciato di essere stati torturati durante la detenzione.

Oggi Abuzar è ancora in cella, il suo rilascio era previsto il 3 luglio, dopo che la sua sentenza era stata ridotta ad un anno dalla Corte Suprema, invece rischia una lunga condanna o persino la pena di morte sulla base di nuovi capi d’accusa presentati dai servizi di sicurezza del Paese. Ma si tratta di denunce che non fanno altro che ripetere i vecchi capi d’imputazione per alcuni articoli scritti prima del suo arresto. In sintesi Abuzar viene accusato di cospirazione politica, di attacchi allo Stato per mettere a rischio il suo sistema costituzionale (l’articolo 50 per cui rischia la pena di morte) e di pubblicazione di notizie false.

E poi, dulcis in fundo, c’è l’esposto presentato dall’agente di polizia che è stato denunciato da Abuzar per averlo torturato durante la detenzione precedente al processo nel maggio del 2010. L’agente, paradossalmente, accusa a sua volta il giornalista di averlo malmenato mentre i familiari sostengono che si è trattato solo di legittima difesa. Lo scorso marzo è stato certificato che Al Amin soffre di gravi problemi di salute dovuti agli abusi subiti in carcere e che non riceve adeguata assistenza medica. Amnesty International ritiene Abuzar Al Amin un prigioniero di coscienza e chiede il suo immediato e incondizionato rilascio.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani, le autorità sudanesi stanno cercando di prolungare la sua permanenza in carcere ricorrendo ad accuse politicamente motivate. E mentre il Sud Sudan ha festeggiato la sua indipendenza solo qualche settimana fa, il dittatore Omar Al Bashir continua indisturbato a soffocare la libertà di espressione nonostante sia ricercato dalla Corte Penale Internazionale per genocidio. Una nuova legge approvata nel dicembre del 2009 dà agli agenti dei Servizi di Sicurezza e di Intelligence (Niss) la possibilità di arrestare e detenere una persona fino a quattro mesi e mezzo senza la supervisione di un magistrato.

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