Elezioni comunali a dicembre, elezioni politiche a febbraio, nuova legge sul sistema partitico entro la settimana, miglioramento della sicurezza. Così parlò, dopo 2mila assassinii politici perpetrati nel suo paese dai suoi uomini, il presidente siriano Bashar al-Assad. La vera notizia, l’ok siriano alla visita della Croce Rossa ai 10mila detenuti politici che languiscono nelle sue segrete, ancora non c’è. C’è invece la forte rivendicazione da parte del giovanotto di “essere stato eletto dal popolo siriano e non dagli Stati Uniti”, per dire che la richieste di sue dimissioni (avanzata dagli Stati Uniti) non è ricevibile.
Il discorso dello statista di Damasco ha senza nessuna fantasia toccato i punti tradizionali della propaganda baathista, la resistenza a Israele e l’orgoglio arabo. Ma più che in passato questa retorica è suonata in tutta la sua allucinante ed evidente falsità, soprattutto se si considera quanti arabi ha assassinato Assad. E anche il silenzio del governo Netanyahu nei suoi confronti suona a dir poco significativo.
Purtroppo mentre il giovanotto di Damasco pronunciava il suo discorso l’opposizione siriana, riunita in Turchia, dimostrava di avere ancora difficoltà a dar vita ad un cartello compatto. 40 anni di cura omicida assadiana hanno avuto i loro effetti.
