Complici le nuove tecnologie, il potere del Partito comunista cinese di indirizzare l’opinione pubblica si sgretola giorno dopo giorno. Così, nel mirino dei censori finiscono i palinsesti dei canali satellitari. Meno intrattenimento e una programmazione pensata per favorire lo “sviluppo culturale” del gigante d’Asia. E’ questa l’ultima ricetta della Sarft, l’organo statale che regolamenta la programmazione di radio e tv, uno dei pilastri della macchina del consenso cinese. La sua ultima mossa rientra in un progetto più ampio volto a rafforzare il controllo del Pcc sull’industria culturale del Paese, in cui Internet è un sorvegliato speciale. Al bando, quindi, dal prossimo anno i reality show. Ma anche talk show, spettacoli musicali, varietà e più in generale i programmi dai contenuti moralmente dubbi, volgari o di «puro intrattenimento». Al loro posto, spettacoli che promuovano la “cultura socialista” e telegiornali per «andare incontro alle richieste del pubblico».
La crescita del sistema televisivo cinese è andata di pari passo con quella del pubblico dei telespettatori: se negli anni Ottanta possedere un televisore era segnale di un buon tenore di vita, oggi incollati a un piccolo schermo – magari di qualche vicino e non in bella mostra in casa propria – sono anche i contadini delle remote aree rurali del Paese. E la tv è divenuta un’importante impresa culturale, di informazione e intrattenimento. Quindi non può sfuggire al ruolo di “formazione delle coscienze”, attraverso il menu fisso della propaganda. «I canali satellitari – si legge nell’ultima normativa della Sarft – sono pensati in primo luogo per diffondere notizie e dovrebbero aumentare la quota di programmazione dedicata all’attualità, all’economia, alla cultura, alle scienze e all’istruzione». Vietato, pertanto, mettere a punto i palinsesti con i dati dell’audience come unico riferimento. Nell’ideologia del Partito-Stato il popolo non può diventare audience.
Da gennaio, i canali satellitari cinesi dovranno organizzare il palinsesto con almeno due ore di notiziari tra le 6 e la mezzanotte, con non meno di due programmi di notizie di minimo 30 minuti tra le 18 e le 23.30. Ogni canale potrà mandare in onda due spettacoli di intrattenimento a settimana. Nella fascia tra le 19.30 e le 22, inoltre, saranno tollerati al massimo 90 minuti di “svago”. E per chi oserà non rispettare le regole, le sanzioni variano dall’ammonimento verbale alla sospensione delle trasmissioni.
Da qualche tempo, ormai, i canali satellitari attirano i telespettatori cinesi in cerca di alternative – tra film e programmi – alla noiosa offerta di quelli governativi. Già lo scorso gennaio la Chongqing Satellite Television è stata costretta a eliminare le sitcom dal suo palinsesto e a inserire programmi graditi al Pcc. Appena pochi giorni fa, dalla leadership del Pcc è emersa l’esigenza di «riforme culturali». «Le riforme culturali – ha osservato Wu Jiaxiang, analista politico sul suo account di Sina Weibo – si sono trasformate nella Rivoluzione Culturale». La Rivoluzione Culturale del nuovo millennio.