Gli Usa in Afghanistan fino al 2024
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Gli Usa in Afghanistan fino al 2024

Il patto di cooperazione strategica riguarda i dieci anni successivi al 2014. Si parla di basi militari permanenti. Ma gli Usa chiedono il segreto.

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18 Novembre 2011 - 11.52


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di Chen Xinxin

La prospettiva è che (almeno) gli americani restino in Afghanistan (almeno) fino al 2024. Si parla di basi militari permanenti. Da Mosca arriva la preoccupazione per i piani statunitensi che al momento suscitano «più interrogativi che risposte». A ottobre la Nato aveva già assicurato che «transizione non significa abbandono». A Kabul da due giorni la Loya Jirga, voluta da Hamid Karzai per esaminare il cosiddetto “patto di cooperazione strategica” con gli Usa, discute di quel che ne sarà dell’Afghanistan dopo il 2014, quando è prevista la conclusione del processo di transizione. Durante i lavori si parla anche del processo di riconciliazione. E non mancano le polemiche.

Gli americani, a detta di Kabul, non vogliono che le condizioni poste per l’accordo vengano rese pubbliche. «Per ora non è chiaro come siano compatibili il ritiro legato al completamento delle operazioni antiterrorismo – ha detto il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov – e i piani di aprire grandi basi militari Usa in Afghanistan». Karzai insiste sulla fine dei raid notturni, delle perquisizioni nelle case e degli arresti da parte degli americani. Tutte richieste molto popolari in Afghanistan. E oggi è arrivata una conferma. Il “patto di cooperazione strategica” riguarda i dieci anni successivi al 2014. «Sulla base dei documenti a disposizione, durerà fino al 2024», ha detto Safia Siddiqui, portavoce dell’assemblea. Il punto ora è sapere quante saranno le truppe straniere ritirate dall’Afghanistan – zona strategica, Taliban a parte, per il Grande Gioco nella regione – al 2014 e come, a livello di difesa, verrà equipaggiata Kabul.

Il presidente, che con l’assemblea spera di ottenere il consenso popolare su due temi scottanti, ha pronunciato belle parole. Ha parlato di «sovranità nazionale» («E la vogliamo oggi», ha detto), di relazioni con gli Usa come normale tra «Stati indipendenti», ma non ha annunciato le prossime zone in cui si materializzerà la transizione. E ha anche affermato: «Se vogliono basi militari, glielo permetteremo. E’ nel nostro interesse. Portano soldi. E addestreranno i nostri soldati». Se è fuor di dubbio che, per il futuro di Kabul, Washington costituisca un alleato strategico, è altrettanto vero che la permanenza di truppe straniere in Afghanistan oltre il 2014 non è ben vista né nel Paese né in quelli vicini. I seguaci del mullah Omar, tra l’altro, ripetono da tempo che il ritiro completo delle «forze occidentali di occupazione» è la condizione per il dialogo. E un recente sondaggio ha mostrato come gli afghani siano sempre più pessimisti riguardo al futuro del loro Paese.

Sulla Loya Jirga si abbatte da ore una pioggia di critiche. In molti ritengono che non si possano affidare ad anziani leader tribali – la maggioranza dei duemila partecipanti ai lavori – questioni delicate come quelle all’ordine del giorno. In nome della «democrazia», qualcuno ha persino avanzato l’ipotesi di un «referendum». E come le critiche, su Kabul sono piovuti i razzi. Ne sono stati lanciati due in attacchi rivendicati da Hizb-i-Islami di Gulbuddin Hekmatyar, che hanno fatto un ferito, lontano però dalle tende allestite al Politecnico per l’assemblea. E a bloccarela Loya Jirgaci ha pensato la “maledizione” del 39.

In Afghanistan il 39 è un numero detestato. Spesso, per partito preso, perché in molti non sanno neanche il motivo. Qualcuno racconta la storia di un misterioso sfruttatore di prostitute a Herat: nella targa della sua auto c’era il 39, narrano. Altri ricorrono vecchi aneddoti. Ma nessuno in Afghanistan vuole il 39. Né nelle targhe delle macchine, né nei numeri di telefono. Così oggi alla Loya Jirga al momento di suddividere i duemila afghani in commissioni, i componenti della 39 non ci hanno pensato un attimo a ribellarsi. Ed è scoppiata una diatriba. Abolita la commissione 39, creata la 41, i lavori sono ripresi. Qualche altro giro di lancette d’orologio e arriveranno i “consigli” tanto voluti da Karzai.

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