Egitto, rivoluzione insanguinata
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Egitto, rivoluzione insanguinata

Simbolo della rivoluzione, in piazza Tahrir nuove proteste contro la giunta militare sospettata di non voler lasciare il potere. Morti e feriti alla vigilia di difficili elezioni.

Egitto, rivoluzione insanguinata
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redazione Modifica articolo

20 Novembre 2011 - 18.42


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Due, tre vittime nel corso degli scontri dalla notte scorsa tra forze di sicurezza e manifestanti. 676 i feriti alcuni dei quali in gravi condizioni. Un ministro si dimette per protesta contro la dura repressione. Da questa mattina centinaia di egiziani sono però tornati in piazza Tahrir, la piazza simbolo della rivolta contro il despota Mubarak. Secondo gli attivisti ci sarebbero altre vittime negli scontri del pomeriggio, quando la polizia ha tentato di sgomberare la piazza. Lo riferisce la tv Al Arabiya. Stando alle immagini trasmesse in diretta da vari canali della tv satellitare Al Jazira, ci sarebbero “decine di feriti”. Sui blog circola la voce che il coprifuoco potrebbe nuovamente essere imposto al Cairo nelle prossime ore.

Le immagini tv mostrano piazza Tahrir invasa dai gas lacrimogeni gas lacrimogeni mentre si vedono barricate nei pressi del ministero dell’Interno. Negli ospedali improvvisati nelle moschee attorno alla piazza arrivano intossicati dai gas e feriti colpiti dai proiettili di gomma sparati dalla polizia. I dimostranti scandiscono slogan contro la giunta militare guidata dal generale Tantawi, chiedendo che lasci il potere. “Il consiglio delle forze armate porta avanti la politica di Mubarak, non è cambiato nulla dopo la rivoluzione”, urlavano i manifestanti. Situazione talmente tesa da imporre una riunione straordinaria del governo.

Situazione ancora tesissima. Al punto da spingere il governo di transizione ad un appello attraverso la tv di Stato. Un appello alla “ragione”, per evitare che si ripetano fatti “pericolosi” e con “un impatto diretto sul cammino del Paese e della rivoluzione”. “Manifestare pacificamente è un diritto costituzionale inalienabile”, continua il comunicato ufficiale, ma “la piega che hanno preso gli avvenimenti rende necessario che da parte di tutti si mostrino ragionevolezza e responsabilità”.

L’Egitto sta vivendo un periodo di passaggio e si trova alla vigilia di elezioni, il 28 novembre, che rappresentano la scadenza più importante per arrivare concretamente alla democrazia.

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