Egitto in fiamme, minaccia militare sul voto del 28
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Egitto in fiamme, minaccia militare sul voto del 28

Scontri e violenze in piazza Tahrir e in tutto il Paese. 13 morti. Arrestata la candidata presidenziale Bouthaina Kamel. Agenti presi in ostaggio dalla folla.

Egitto in fiamme, minaccia militare sul voto del 28
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21 Novembre 2011 - 09.26


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Luogo simbolo. Piazza Tahir è di nuovo occupata. Questa lunga, infinita e sanguinosa Primavera araba, non conosce tregua, il popolo egiziano non si rassegna al nuovo insinuante e pervasivo potere della giunta militare. Chiamato per salvare la rivoluzione, l’esercito si è impadronito del potere, ha lasciato molti degli uomini del passato regime al loro posto e ora spara sulla folla che chiede una transizione democratica più rapida di quella, lunghissima –fra tornate elettorali, nuova costituzione ed elezioni presidenziali– che attende l’Egitto.


Comanda l’esercito.
La folla è tornata a Piazza Tahrir, l’ha occupata, l’esercito ha provato a disperderla, ha sparato, ucciso. Ora il centro del Cairo da cui partì la rivoluzione egiziana è di nuovo piena di gente, il clima pesante e teso. Molte forze politiche hanno interrotto in queste ore la campagna elettorale in segno di protesta,i copti chiedono un governo di salvezza nazionale, movimenti islamici invocano elezioni presidenziali già per il prossimo aprile.

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Borghesi e stellette.
[/b]Intanto il governo egiziano, sotto tutela dei militari, non si e’ dimesso –come era sembrato a un certo punto di questo drammatico fine settimana giornata si e’ impegnato a far svolgere le elezioni legislative alla data fissata (il 28 novembre prossimo). E’ quanto si afferma in un comunicato letto alla tv di Stato dopo la riunione d’emergenza svoltasi nella sede del Consiglio Supremo dell’esercito con l’intero governo e dei membri del Consiglio.


Manifestare è diritto.
Nel comunicato si afferma che ”quanto sta succedendo ora ha per obiettivo quello di far annullare le elezioni e di impedire la creazione delle istituzioni dello stato democratico”. ”Il governo esprime pieno appoggio al ministro dell’Interno –prosegue il testo– e ringrazia gli ufficiali per aver mantenuto saggezza durante gli incidenti”. Il governo conferma anche il diritto dei cittadini alle manifestazioni pacifiche non usate per seminare la discordia.


Basta militari.
Il governo –si conclude nel comunicato– continua gli sforzi per raggiungere un’intesa generale per la designazione dei componenti della commissione che dovrà elaborare la nuova costituzione. I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno e del governo guidato da Essam Sharaf per la nomina di un governo di salute nazionale con l’immediato trasferimento a civili dei poteri detenuti dal Consiglio militare dalle dimissioni dell’ex presidente Mubarak l’11 febbraio scorso.

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