In Sudan ogni giorno è una lotta per la sopravvivenza

I rifugiati del Sud non hanno celebrato il Refugee world day. L'acqua scarseggia e le energie servono agli studenti per frequentare le scuole costruite da Intersos.<br>

In Sudan ogni giorno è una lotta per la sopravvivenza
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25 Giugno 2012 - 17.22


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Poche gocce d’acqua distribuite tra i 35mila profughi di cui 15mila bambini. Al campo di Jamman in Sud Sudan anche la Giornata mondiale del rifugiato indetta dall’Unhcr il 20 giugno di ogni anno è passata come tutte le altre. Da sei mesi ormai è così, specie per i più piccoli che “lottano” quotidianamente per vivere la propria infanzia in spensieratezza, spiega Alessandra Donvito, refugees project manager di Intersos. La ong ha costruito nel campo cinque scuole temporanee e 14 Child friendly space (luoghi sicuri per l’infanzia) dove i bambini possono «giocare, ridere, disegnare, cantare e studiare». Bambini che hanno imparato troppo presto a essere uomini, donne, soldati, mogli.

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Tutto è iniziato quasi un anno fa quando lo stato sudanese del Blue Nile è diventato il centro di violenti scontri e bombardamenti. Da allora circa 108mila rifugiati hanno attraversato il confine con l’Upper Nile in cerca di un futuro, lasciandosi alle spalle le loro case, i loro averi, i loro cari. Più di 35mila persone si sono fermate a Jammam, racconta Donvito, ma l’acqua scarseggia: «Anche dopo averne ricollocate 4mila nel vicino campo di Batil, la scorta è di soli 6,6 litri ciascuno. Ben al di sotto di qualsiasi standard minimo di vita». Nonostante ciò non mancano le iniziative ricreative di sostegno che Intersos organizza grazie a 30 volontari e cinque social worker, e che ha realizzato con il sostegno della comunità. «La richiesta di istruzione è fortissima – racconta Donvito -, dopo l’acqua e il cibo, una delle priorità dei rifugiati a Jammam è assicurare che i bambini possano continuare i loro studi».

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